Sono da qualche giorno a Torino. A Moncalieri, per la precisione, che è l'anima fighetta di Torino. Mi sto per trasferire, di nuovo, e di nuovo avrò un'altra città da chiamare casa. Cosa penso di Torino? Penso che Torino sia come la cameriera del bar che mi ha appena servito la birra: bella, ben vestita, curata, mentre pulisce meticolosamente i suoi bicchieri... e mastica il chewingum a bocca aperta. Non riesco a togliermi dalla testa questa analogia.
Probabile che gli aggiornamenti del blog ricomincino, se non regolari, almeno sporadici. Trasferirsi, come lo è stato tre anni fa trasferirsi in Germania, porta a cambiamenti, e a cose da dire. Nonostante il mio intento di tenere la bocca chiusa, che comunque può ancora essere valido, magari qualcosa da dire l'ho ancora. Non so neanche se ci sarà nessuno che mi leggerà, quasi meglio: potrà tornare a essere quello che doveva essere in origine, un diario personale, aperto magari a chi si vorrà fare quattro risate.
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martedì 17 settembre 2013
venerdì 4 gennaio 2013
Keep my big mouth shut
Di solito, all'inizio di un nuovo anno - o alla fine di quello vecchio - si stila una lista di (usualmente buoni) propositi per l'anno che verrà. Propositi che il più delle volte verranno accantonati intorno al 13 gennaio, soprattutto quelli che richiedono una costanza attiva: dieta, tenere in ordine la casa, robe così. Possiamo per il momento sorvolare anche sulla nozione che "nuovo anno" sia un concetto astratto e convenzionale, e che quindi sia perfettamente giustificabile ricorrere all'argomento "ma guarda che io celebro il capodanno ortodosso" e cambiare idea a ripetizione, sostituendovi quello cinese, il tibetano fino ad arrivare al Rosh haShana ebraico, in un continuum di procrastinazione che dura 365 giorni pieni.
Oltre a quelli seri e per questo terribilmente noiosi, anche io ho un proposito per il nuovo anno: parlare meno. Ho deciso di evitare il più possibile lo scambio di idee e opinioni, dal momento che non serve a nulla - non cambierò certo idea perché qualcun altro ce l'ha diversa, e viceversa.
Avevo in mente - e in parte avevo già scritto - un post per liberarmi prima della penitenza e scrivere tutto quello che penso. Ma credo proprio che non lo pubblicherò. Seguo il calendario gregoriano, e il capodanno è entrato 4 giorni fa. Sono già in ritardo.
Oltre a quelli seri e per questo terribilmente noiosi, anche io ho un proposito per il nuovo anno: parlare meno. Ho deciso di evitare il più possibile lo scambio di idee e opinioni, dal momento che non serve a nulla - non cambierò certo idea perché qualcun altro ce l'ha diversa, e viceversa.
Avevo in mente - e in parte avevo già scritto - un post per liberarmi prima della penitenza e scrivere tutto quello che penso. Ma credo proprio che non lo pubblicherò. Seguo il calendario gregoriano, e il capodanno è entrato 4 giorni fa. Sono già in ritardo.
sabato 20 ottobre 2012
Nearer my God to Thee
Mi trovo temporaneamente, per motivi che non spiegherò, a
Margherita di Savoia, in Puglia. Il che non sarebbe un male, se fossi amante
del mare: temperature ancora accettabili, prezzi bassi, zero ressa. Purtroppo amante
del mare non sono: odio il caldo e non mi piace bagnarmi se non ho del sapone a
portata di mano – uno psicologo direbbe che dev’essermi successo qualcosa di
grave nel sacco amniotico, e che magari la rottura delle acque l’ho vissuta
come una liberazione piuttosto che come un trauma a livello subconscio.
In ogni modo, amo la montagna. Il che in Puglia può
rappresentare un problema. A maggior ragione a Margherita di Savoia, uno dei soli
due comuni italiani con parte del territorio sotto il livello del mare. A sfregio, come a dire “non solo la
montagna non c’è, è persino più lontana di quanto è mai stata”.
Non volendo rinunciare alle mie classiche gite in montagna,
devo ridefinire, sempre temporaneamente, il significato della parola “montagna”.
Per ora devo accontentarmi di collinette di 1000m come il Monte Calvo, che da
qualsiasi altra parte probabilmente non avrebbe neanche un nome ma qui assurge
persino a “cima più alta del Gargano”. Come dire “ape regina più bella dell’alveare”,
o “il campionato italiano è il campionato più bello d’Italia”.
Com’è come non è, mi ritrovo a camminare per questo
sentierino diretto al Monte Calvo. Pericolosamente vicino a San Giovanni
Rotondo. Troppo vicino.
Dopo una camminata in splendida solitudine, arrivo in vetta
contemporaneamente a un signore, sulla sessantina, in discreta forma, che
saliva dall’altro versante. Lo vedo inginocchiarsi, toccare alcune pietre al
suolo e poi rimanere fermo immobile. Immagino stia per farsi una foto con l’autoscatto,
come capita agli escursionisti solitari che vogliono documentare l’arrivo in
vetta – avevo in mente qualcosa del genere io stesso. Mi avvicino per offrirmi
di scattargli io una bella foto, gli giro intorno e mi accorgo che in terra non
c’è una macchina fotografica ma una scritta fatta coi sassi: “PREGATE”. L’uomo
sta pregando.
(oh oh)
“Ciao sono Salvatore…”
(nomen omen) “piacere, Spinoza”
“io sono di San Giovanni Rotondo, ma mi vergogno
profondamente”
(e te credo) “come mai?”
“tutti questi soldi che girano intorno alla Padre Pio, che
schifo, e poi Dio ha detto che nessuno in terra si deve far chiamare padre,
solo lui”
(quindi mio padre lo devo chiamare come? «ehi tu?») “eh già”
“di che religione sei?”
(pastafarianesimo!!) “in realtà nessuna”
“eh, guarda, guarda, ho qui una Bibbia, leggila, leggila con
me”
(ma anche no) “ma anche no”
“siedi siedi qui con
me ad ammirare il Creato e a vedere quanto siamo piccoli in confronto a esso”
(ho portato il binocolo apposta) “eh già”
“perché tutto questo l’ha fatto Dio e la mia gioia perciò è
tanta”
(a me lo stesso effetto lo fa una bomba alla crema) “eh già”
“l’uomo è una macchina meravigliosa e l’ha fatta Dio”
(quindi dio ha fatto anche i tumori e le malattie
incurabili, è un ganzo sto dio) “eh già”
“leggi leggi questo passo della Bibbia, che mi porto sempre
con me”
(se tocco quel libro vado a fuoco, giuro) “…”
“leggi, leggi”
(cazzo, sono troppo educato per mandarlo a cagare) “perché il
Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe…”
“ecco, ecco fermati. Lo sai quanti anni aveva Sara quando
rimase incinta di Abramo?”
(e mi dovrebbe fregare perchééé…?) “no”
“Aveva 90 anni e Abramo 120, questo è Dio che lo ha fatto. A
90 anni non si rimane incinta, a 120 non si diventa padri”
(beh, c’era quel vecchietto indiano che a 96 è diventato
papà… ehi, non avevi detto che non si deve chiamare nessuno padre?) “eh già”
“leggi, leggi”
(cazzo) “perché Dio amava Giacobbe e odiava Esaù”
“ecco, ecco, ferma. Forse qua la Bibbia usa una parola un po’
forte, «odiava»…”
(alla faccia della parola forte. Per fortuna che era il dio
di tutti)
“perché Dio non è di tutti”
(ah, mi pareva) “…”
“è del popolo eletto di Israele, dei figli di Giacobbe, c’è
poco da fare”
(ah ma allora sto tizio è ebreo) “…”
“ho anche la Torah a casa, ma non sono ebreo, credo in Gesù Cristo”
(beffa) "capisco"
“lo sai perché è il dio di Giacobbe?”
(no, ma i miei sensi di ragno mi dicono che me lo dirai tu) “no”
“perché Giacobbe ed Esaù erano gemelli, quando nacquero
Giacobbe tirò fuori prima il piede poi lo ritirò dentro e nacque Esaù, che però
non era il primogenito perché Giacobbe tirò fuori prima il piede, e Sara quando
vide il piede gli legò attorno una cordicella, così quando Giacobbe lo ritirò
dentro comunque Sara sapeva che Esaù non era il primogenito ma lo era Giacobbe,
perché tirò fuori prima il piede”
(soccia, che fantasmagorica e assoluta stronzata) “interessante”
“La gente crede che io sia pazzo”
(ma no? E perché mai?) “immagino”
“e la Chiesa prima o poi mi farà fuori”
(chi cazzo crede di essere, Lutero?) “…”
“io ho solo la quinta elementare”
(non ne avevo alcun dubbio) “…”
“ma le parole di Dio mi riempiono il cuore di gioia”
(guarda che l’avevi già detta questa) “…”
“il Creato lo deve aver fatto Qualcuno”
(stai cominciando a ripeterti, Ciccio) “io non sono
credente, sono uno scienziato, un astronomo e…”
“ah ma allora devi sapere quanto è vasto e meraviglioso l’Universo
che ha fatto Dio!”
(cazzo, è un osso duro) “in realtà…”
“leggi, leggi questo passo”
(cazzo) “perché i sapienti non sanno…”
“ecco, vedi?”
(io almeno ho un po’ più della quinta elementare) “vabbò”
“Io non credo nella Chiesa, non vive come Gesù, deve dare
tutti suoi averi ai poveri, non costruire statue e chiese”
(su questo siamo d’accordo) “su questo siamo d’accordo”
“È Dio che ci ha fatti incontrare quassù sul monte”
(ma ne dubito fortemente, proprio) “io dovrei andare”
“posso fare un po’ di strada con te?”
(se ci provi ti tiro il treppiede della fotocamera in testa)
“…”
“io vado giù senza seguire il sentiero”
(e vai) “io no, seguo il sentiero”
“allora ciao e arrivederci e Dio sia con te”
(e con il tuo spirito) “arrivederci e buona giornata”
“ti posso dare questo foglietto con le parole della Madonna
di Medjugorje?”
(se me lo dai te lo caccio in gola e poi lo spingo giù col
treppiede) “no, non mi interessa proprio. Non credo in queste cose. Addio.”
“Apri il tuo cuore! Apri il tuo cuoreeee!!!”
ciarlando di
42,
idiocracy,
il ritorno del monnezza
giovedì 13 settembre 2012
Meta-ad
Ho trovato nella cassetta della posta una pubblicità per dire no alla pubblicità nelle cassette della posta.
Amo questo Paese. Lo amo.
Amo questo Paese. Lo amo.
martedì 13 dicembre 2011
Aging neuromancer

Sai come si capisce che uno sta invecchiando? Non sono gli acciacchi, non è il fiatone che ti arriva quando fai una rampa di scale, ché quella ce l'hai sempre avuta perché non ti muovi mai e fumi 10 sigarette al giorno; non è neanche il divenire più amari o al contrario più accomodanti, quella è semplicemente evoluzione, non necessariamente negativa o positiva.
Si capisce che si sta invecchiando quando, qualsiasi persona incontri o vedi per strada, pensi "ma io quello l'ho già visto da qualche parte". Il tuo cervello non ne può già più delle informazioni che assorbe da una vita dal mondo esterno, e invece di creare nuove caselle di memoria per le nuove facce, riutilizza quelle vecchie. O forse "non sono gli anni, tesoro, sono i kilometri".
Tutto questo da un lato è preoccupante (sto esaurendo i GByte a disposizione e purtroppo non hanno ancora inventato le chiavette USB neurali), dall'altro ho un'ottima fonte di materiale per la mia rubrica Spin-off. Anche se nel cambio dubito di averci guadagnato.
martedì 31 maggio 2011
Kranken movie

Prima o poi deve capitare, se non hai vent'anni e un fisico della madonna. No, non di farti ridere dietro tentando un rimorchio al bar, ma di dover andare dal dottore.
(musica ominosa, che non so se esiste come termine ma mi piace, immaginate la Sarabande di G.F. Händel - la musica di Paolo Migone di Zelig per gli ignoranti - o la sigla di Blob, o magari anche lo zanzanzan dello Squalo)
Immaginate di dover andare da un dottore tedesco (l'unica musica che mi viene in mente qui è la cavalcata delle Valchirie). L'unica possibilità per sopravvivere è cercare un medico che non sia troppo tedesco. Cosa voglia dire "troppo tedesco" non lo so, non c'è un criterio preciso. Sperabilmente uno che non ti apra lo stomaco con un coltello da Schweinshaxe o che non apra per sbaglio la cannula dello Zyklon B al posto dell'anestetico. (musica da documentario sui lager, tipo il pianoforte ossessivo della Corazzata Potyomkin citata da Fantozzi)
A questo punto ti imbatti nel singolare sito Pagine italiane in Baviera e tiri un sospirone. Alla sezione ortopedia - ché non avrò (più) vent'anni e non avrò (mai avuto) un fisico della madonna però almeno mi sono scassato facendo sport, non per il Parkinson - trovi 5 scelte 5. Tutti nomi tedeschi, ma se sono nelle pagine italiane ci sarà un perché. Ad esempio c'è il laureato a Roma, quello a Pisa, c'è perfino il medico sociale del Bayern (sennò Luca Toni come faceva?). Il sito di quest'ultimo - il medico, non Luca Toni - dal nome piuttosto imbarazzante di drpeter.de, con le foto delle sue assistenti fotomodelle e quella di lui medesimo, vitellone quarantenne dalla zazzera anni '70, mi ispirano zero fiducia. Sembra più la copertura per una casa di produzione di porno-soft. (qui parte l'organo elettrico di Gola Profonda)
All'ambulatorio del dottore laureato all'università di Pisa trovo ad accogliermi una simpatica assistente toscana, la copia sputata di Giorgio Ariani (musica scanzonata tipo Pierino torna a scuola) che inizia ad attaccare in giro per lo studio le fotocopie dei quesiti referendari italiani con la crocetta sul "sì" ben in evidenza (e qui parte "El pueblo unido"). "Sa, 'hosì 'huando 'hua arrivano gl'ithaliani, e mi 'hiedono "ma 'home si votha?", guardano 'hui e 'hapis'hono. 'Un so mi'ha se si ph'uò fare, ma a me 'hhe mi frega, 'huesta è 'hasa mia e fo 'home mi ph'are". (musica di un qualunque film di Pieraccioni o Panariello)
Per il resto, niente di che. In pratica se hai l'assicurazione sanitaria paghi 10 euro per la visita e per il resto ci pensa la mutua. Inserisci la tua tessera dell'assicurazione in un aggeggino tipo bancomat, sganci "diesci euri", come diceva l'assistente, e via dal dottore. Visita, lastre, diagnosi, prescrizione terapie, tutto velocemente, sin troppo. (metterei la musica di Speedy Gonzales ma è troppo poco tedesco. Magari la musica di Lola corre, ma è troppo poco conosciuta. Quasi quasi non metto nessuna musica, effetto film muto accelerato)
(Dissolvenza in nero)
Come dissolvenza in nero? E il finale, col disvelamento della patologia dell'eroe?
Non c'è. Me lo tengo per il sequel.
(titoli di coda)
venerdì 20 maggio 2011
Il mare in Baviera

C'è aria di mare oggi in Baviera. Sssì, lo so che il mare in Baviera non c'è, anche se hanno questo meraviglioso concetto esplicato dalla parola "See": al maschile vuol dire "lago", al femminile "mare", così uno può anche sognare.
Non so perché mi viene da dire che c'è aria di mare. Non è particolarmente caldo, anzi, dopo la tempesta di lampi di ieri sera (e conseguente scrollone di temporale) si è fatto piacevolmente fresco. Il sole però è tornato a splendere fiero, avete presente quelle giornate limpide, con quella luce così piena che gli oggetti sembrano incisi, più "veri", più tridimensionali? Ecco, oggi è una di quelle giornate. Saranno le tedesche in bicicletta in canotta e pantaloncini (mentre io giro ancora in felpa), sarà un vago odore di crema solare nell'aria, sarà l'odore lasciato dal temporale, sarà radio Antenne Bayern che giusto quest'oggi mi ha accompagnato con musica anni '80 che mi ha riportato alle estati passate da bambino sulle spiagge marchigiane, ma oggi una giornata di mare me la farei volentieri.
È vero, ho sempre detto di detestare il mare. Confesso, non è del tutto vero. Odio il mare per quel che rappresenta in termini di affollamento estivo, cafonaggine, urla, casino. Odio il mare d'estate. Gli altri nove mesi dell'anno il mare è bellissimo.
martedì 3 maggio 2011
Una ragione c'è sempre
giovedì 7 aprile 2011
Frühling in München

Sono giornate come queste in cui capisci veramente che hai bisogno del loro opposto per apprezzarle veramente. L'inverno bavarese ti opprime così tanto che la primavera, data quasi per scontata quando ero in Italia, oggi mi appare come una rivelazione.
Credo che ogni posto in cui viviamo o abbiamo vissuto abbia una "sua nostra stagione preferita": a Bologna per me era l'autunno, a casa dei miei forse l'estate, più per i ricordi d'infanzia - giornate intere passate sul dondolo in terrazzo a leggere e a godere della luce e della fine della scuola. Qui a Monaco è la primavera, senza dubbio.
martedì 5 aprile 2011
lunedì 21 marzo 2011
Reazione alla reazione

Oh mein Gott.
Ho appena scoperto che qui nel campus dove lavoro c'è un reattore nucleare. Neanche di ultima generazione, anzi, è entrato in funzione del 1957. È usato per la ricerca, non credo per la produzione di energia, ma stigrandissimicazzi.
"Ah, lo sai vero che il nostro ufficio è nella zona rossa nel caso dovesse succedere qualcosa al reattore nucleare del campus?"
E quei buontemponi della città di Garching l'hanno persino posto sullo stemma comunale.
Cervello in rientro in Italia, anche gratis.
venerdì 18 marzo 2011
lunedì 14 marzo 2011
È un mondo alla rovescia

Questa qui sopra è l'immagine che può definitivamente far capire come sono i tedeschi. Invece di porre la parte seghettata sul corpo rigido della scatola porta-pellicola trasparente, loro lo mettono sul coperchio. Ma come cazzo si fa.
ciarlando di
42,
idiocracy,
l'ira di Hulk,
Munich
mercoledì 9 marzo 2011
Fahren Sie die Autobahn?

L'italiano medio, quando pensa alla Germania, pensa sostanzialmente a tre cose:
- I nazisti;
- le Autobahnen;
- la gnocca.
Le autostrade tedesche sono conosciute e mitizzate in tutto il mondo per due motivi fondamentali:
- sono gratis;
- non hanno limiti di velocità.
Gli stranieri, che ovviamente le tasse le pagano - o non le pagano, ma questo è un altro discorso - nel loro Paese, sentitamente ringraziano. I tedeschi un po' meno, ma niente di drammatico.
Per quanto concerne i limiti. Le autostrade tedesche, di base, non hanno limiti di velocità, ma per quasi la metà del loro intero percorso (circa 6000 km su 12000) hanno in realtà un limite, il più delle volte completamente senza senso. Alcune volte è 120 km/h; spesso è 100; talvolta, in corrispondenza non si sa bene di che, perfino 80.
Capirete anche voi che tutto questo è molto pericoloso. Alcuni pensano che la pericolosità di tutto questo sia insita nelle parti senza limiti; altri, molti di più, ritengono che siano le parti con i limiti le più pericolose. Per dirimere la questione bisogna considerare fattori sociali, psicologici, fisici.
- Fattore sociale: l'automobilista tedesco medio è maraglio. Non appena il timido sole bavarese si affaccia sulla città, il maraglio sfodera camicetta aperta sul petto, BMW Z4 elaborata decappottabile aperta, braccio fuori dal finestrino e heavy metal a palla. Tale personaggio, aspirando alla maraglità assoluta, sorvolerà le Autobahnen a velocità poco meno che relativistiche, gareggiando con altri maragli come lui e rendendo de facto inutilizzabili per tutti gli altri le due corsie autostradali più a sinistra.
- Fattore psicologico, strettamente correlato al fattore sociale: il tedesco medio, non necessariamente automobilista, è frustrato sin dalla nascita. Nella terra del verboten, al tedesco è proibito quasi tutto quello che piace (con la reiterata scusa che è immorale, fa ingrassare, o contribuisce allo sterminio degli ebrei). Quello che in Italia, nonostante sia formalmente vietato, in realtà è solo blandamente sconsigliato (e infatti per rimediare abbiamo inventato il meraviglioso assolutamente vietato, che affascina e perplime il resto del mondo), per il tedesco è vietato. "Vietato calpestare le aiuole", "pista ciclabile", "lo sfruttamento della prostituzione minorile è un reato punibile con la reclusione da 6 a 12 anni" sono cose che in Italia fanno sorridere, ma qua vengono prese terribilmente sul serio. Tutto questo per dire che l'assenza dei limiti di velocità sulle autostrade, nonostante abbia un'origine assolutamente prosaica (la forte pressione lobbistica delle Case automobilistiche tedesche), al tedesco medio deve sembrare un dono quasi divino, da accettare e usare nella grazia del Signore per completare i 580 km tra Monaco e Berlino in meno di 3 ore.
- Fattore fisico: l'automobilista medio, non necessariamente tedesco, più va veloce più fa danni. Per comprendere questo apparentemente semplice enunciato, bisogna sapere che l'energia cinetica è il lavoro che si deve compiere su un corpo di massa m, inizialmente fermo, per portarlo ad una certa velocità v. Ma è anche il viceversa: è il lavoro che un corpo di massa m, in moto a velocità v, deve compiere su qualcos'altro per fermarsi. La cosa importante da sapere (e che di solito sfugge a automobilisti e non, tedeschi e non) è che l'energia cinetica dipende linearmente dalla massa, ma quadraticamente dalla velocità. Sostanzialmente, se io con la mia 207 (m1=1400 kg) a v1=130 km/h mi schianto faccio danno 1, ma se si schianta uno col Cayenne (m2=2300 kg= 1.6 m1) a v2=200 km/h=1.5 v1 fa danno 1.6*1.5^2 = 3.6 volte maggiore.
lunedì 14 febbraio 2011
I panni sporchi si lavano in casa

Uno dei metodi più efficaci per farsi un'idea di un popolo è quello di studiare il loro concetto di privacy. Non necessariamente si riesce dire cosa è meglio e cosa è peggio, forse perché un meglio e un peggio non ci sono, o forse perché gli estremi della scala sono entrambi peggio e l'ideale sarebbe una via di mezzo. Come in ogni buona analisi che si rispetti, l'analisi fornita si basa sull'osservazione di un solo caso, il mio, ed è quindi molto più che sufficiente per una statistica globale, assoluta e omnicomprensiva.
I tedeschi non hanno privacy. O meglio, non hanno niente da nascondere. L'ultima volta che han provato a nascondere qualcosa - i campi di sterminio - non è andata a finire bene.
Non si spiegherebbe, altrimenti, l'alta concentrazione di nudisti nei parchi cittadini, roba che in Italia non si verrebbe denunciati per oltraggio al pudore semplicemente perché a nessuno verrebbe in mente di prendere il sole come mammà l'ha fatto ai giardini Margherita o a Villa Borghese.
Non si spiegherebbe, soprattutto, la predilezione dei tedeschi per la lavatrice condominiale. Sarò io antico o troppo italiano, ma la lavatrice condominiale è orrore e ribrezzo. A parte l'assurda usanza di far pagare 2 euro per ogni lavaggio (ma si sa, è consuetudine tedesca far pagare qualsiasi cosa almeno il quadruplo del suo valore), condividere un'unica lavatrice con quasi 50 appartamenti fa sinceramente schifo. Fa ancora più schifo togliere i panni di qualcun altro dalla lavatrice per mettere i propri: buona norma, dicono, è tenere la canestra vuota sotto la lavatrice per permettere a chi arriva poi di togliere i tuoi panni e mettere i suoi. Schifo sommo.
Senza contare poi che un posto così ristretto per così tante persone non può che tirar fuori il peggio: dalla tipa che schiaffa 10 monetine per volta "prenotando" la lavatrice per una giornata intera e bloccandone l'uso a tutti gli altri, al maniaco che ruba le mutandine femminili dall'altrui bucato. Come se non bastasse, la lavatrice non va a monete normali, no! Sarebbe troppo semplice. Per usarla c'è bisogno di gettoni speciali da richiedere all'hausmeister, figura indefinibile a metà strada tra un amministratore di condominio, un portinaio e un custode. Metti una banconota in una busta, la metti nella buchetta dell'hausmeister e il giorno dopo nella tua buchetta c'è l'equivalente in gettoni della banconota. Non è un sistema farraginoso: è peggio. È stupido.
Così, in soldoni, per lavare i panni uno deve accertarsi 1- di avere gettoni, 2- che la lavatrice sia libera. E così succede che il bucato di oggi viene pronto dopodomani, e nel frattempo l'ultima mutanda che hai inizia a far la muffa. Ma visto che, in Germania, tutto è pubblico, la puzza proveniente dal tedesco medio è pubblica anch'essa, con grande stizza dell'italiano che fa prima a lavarsi tutto a mano nella vasca.
ciarlando di
42,
idiocracy,
l'ira di Hulk,
Munich
sabato 15 gennaio 2011
La mia Posta è indifferente

Ogni tanto i tedeschi mi sorprendono per la loro totale mancanza di senso pratico. Alcune delle cose che noi diamo per scontate in Germania sono semplicemente sconosciute.
Abbiamo già discusso della forma dei cessi e della mancanza del bidet, ma queste sono cose comuni anche ad altre nazioni. Abbiamo accennato alle autostrade, senza limiti di velocità ma non recintate e senza asfalto drenante, che invitano animali e pedoni ad entrare e a essere investiti a velocità folli. Abbiamo anche discusso dei prezzi assurdi del trasporto pubblico, che rende più conveniente usare la macchina, proprio il contrario di quel che dovrebbe essere il trasporto pubblico.
Ma le Poste.
Le Poste tedesche, se ti arriva un pacco a casa e tu non ci sei a ritirarlo e a firmare, te lo tengono in deposito e ti lasciano l'avviso. Normale, come si usa anche in Italia e - spero - da altre parti del mondo.
Solo che in Germania te lo tengono in deposito una settimana, poi lo rispediscono al mittente. Ora, qualcuno di voi mi spieghi che senso ha tutto ciò. Se mi arriva un pacco mentre sono al lavoro, che so, di martedì, ho solo la possibilità del sabato mattina (perché di pomeriggio la Posta è chiusa) per andare se non voglio prendermi un permesso al lavoro. E infatti, file chilometriche fuori dagli uffici postali sono la norma. Ma se sabato mattina non posso? Se sono in ferie fuori città? Se sono in ferie per più di una settimana, come può accadere sotto Natale? Niente, ti attacchi. Se il mittente, bontà sua, te lo vuole rimandare te lo rimanderà, altrimenti ciccia.
In Italia il tempo di deposito è un mese, che ha molto più senso. Posso tornare dalle mie due o tre settimane di ferie e ancora avere il tempo di andare a prendere il mio pacco. Inoltre, le Poste maggiori che tengono il deposito di sabato sono aperte fino a sera. Dopo la prima settimana di deposito, che è gratis, si paga una sciocchezza che mi pare sia 50 centesimi al giorno. Facile come bere un bicchier d'acqua.
Non pensavo che l'avrei mai detto ma: Poste Italiane batte Deutsche Post 1-0.
PS: Tutto ciò per spiegare che se qualcuno di voi mi ha mandato un pacco prima di Natale e se lo vede rimandato indietro, non è colpa mia, sappiatelo. Se era un regalo di Natale e vi è tornato non è perché non m'è piaciuto. Anzi, sono ancora più curioso di sapere cos'è. Rimandatemelo, vi prego. Vi prometto che lo vado a prendere il giorno dopo. Giurin giurello.
martedì 11 gennaio 2011
Bang Meeting 2010
Pubblico i risultati del Christmas Bang Meeting 2010, dall'intrigante titolo "I soliti idioti". Uno dei pochi meeting in cui lo sceriffo ha sempre vinto - tranne una notevole eccezione. Pagelle pagelline per i nostri pistoleri:
1. Undead, 2500 punti/partita (5 giocate, 12500 punti totali). Un exploit straordinario e inaspettato per il ciarliero non morto, che giunge dalla lontana California del Nord per intontire di parole e bang i poveri malcapitati. Rimane vivo una volta sola, ma è quella giusta: alla terza partita da rinnegato riesce ad aver ragione dello sceriffo Weissbier Claus the Saint, che finisce la partita - con una mossa invero azzardata - cambiando il proprio Avatar in Apache Kid. Vince un'altra partita come vice - morto - dello sceriffo Frogbite, e stravince così il torneo. Debordante.
2. pari merito The Clown e Burrfoot con 1650 punti/partita (4 giocate, 6600 punti totali). The Clown vince le prime due partite entrambe come vice vivo, accanendosi nella seconda partita con una certa dose di piacere sul suo vicino CoolHand, che non arriva neanche a giocare. Sadico. Burrfoot si palesa alla seconda partita e subito sbanca il jackpot vincendo da sceriffo senza fare assolutamente niente, ma alla terza partita è stavolta costretto da CoolHand alla resa anticipata. Vince anche l'ultima partita come vice morto dello sceriffo Negroparty, e si porta così a casa la pagnotta. Pigro.
4. Lagoongirl, anch'ella con 1650 punti/partita ma solo 2 partite giocate (3300 punti totali). Dopo le prime due partite da esterna (in coppia con lo sventurato Weissbier) gioca due partite da vice e ne vince una. Poi va a fare shopping, e di lei si perdono le tracce fino alla cena. Distratta.
5. Negroparty con 1560 punti/partita (5 giocate, 7800 punti totali). Chi prevedeva per il Negroparty una vittora schiacciante con risa di scherno all'indirizzo degli altri giocatori e sfoggio di negri è stato parzialmente deluso. La condotta di gara è stata quella solita Negroparty (wells fargo, birre, cose) e le due vittorie da sceriffo e da vice non sono poche. Da notare che, per punteggio globale, sarebbe secondo solo a Undead: lo penalizza la partita in più giocata rispetto a The Clown e Burrfoot. Da rivedere.
6. Ratwoman con 1050 punti/partita (2 giocate, 2100 punti totali). Morta in entrambe le partite, riesce però a vincere la prima come vice di CoolHand sceriffo. Dopo la seconda partita, anch'ella scompare misteriosamente. Leggera.
7. pari merito Frogbite e CoolHand con 900 punti/partita (5 giocate, 4500 punti totali). Entrambi possono vantare una sola vittoria da sceriffo, ma il Mangiarane arriva veramente vicino al colpaccio all'ultima partita: arriva da rinnegato al duello con lo sceriffo Negroparty, ma il dead man riporta in vita un terzo giocatore e Frogbite muore poco dopo, rimanendo così a bocca asciutta. Sfortunato. Di CoolHand poco da dire: vince la prima partita da sceriffo, promettendo grandi cose, scompare in breve da tutte le altre, non mantenendo le promesse. Mentitore.
9. e ultimo, solitario, Weissbier con 160 punti/partita (5 giocate, 800 totali). Sempre morto, ottiene la poco invidiabile palma di esser stato l'unico sceriffo ad esser sconfitto (anche se con un certo qual onore, al duello finale col rinnegato Undead). Non pervenuto.
Menzione speciale per il Renegade, in trasferta in terra americana per imparare l'uso dei cavalli, in collegamento audio-video transoceanico via skype. È stato perfino fatto un tentativo per il gioco in remoto, ma l'impossibilità della webcam di fornirgli un'immagine del campo di gioco lo ha convinto a desistere. Non che di persona abbia mai avuto una visuale del gioco più chiara, ma tant'è. Per il tentativo, su proposta del Clown, gli vengono assegnati 200 punti, più di quelli di Weissbier.
lunedì 20 dicembre 2010
Speciale di Natale con Mr. Hankey

Di modi per analizzare la civiltà di un Paese ce ne sono quanti volete. Uno può essere quello che riporto qui a fianco nella mia tagline, riguardo il caffè. Non starò qui a parlare del caffè tedesco perché l'ho preso una volta sola, assaggiato, e versato direttamente nel lavandino. Oggi voglio parlare dei cessi.
Ogni Paese, nello smaltimento dei rifiuti umani, si è attrezzato in maniera diversa, coerente con le proprie inclinazioni. Dei cessi giapponesi, ipertecnologici e pieni di funzioni di cui non sapevi l'esistenza (e di cui non sospettavi l'importanza) finché non ti ci sei seduto sopra, abbiamo già parlato. Quelli americani, se è vero ciò che ci mostrano nei film e in TV, sono pieni d'acqua fino quasi all'orlo in maniera da replicare in maniera rozza e low-tech il bidet incorporato di quelli giapponesi: praticamente caghi e la numero 2 splasha allegramente nell'acqua che, per rimbalzo, ti deterge delicatamente le terga. Ma, sempre se è vero ciò che ci mostrano nei film e in TV, in America ci sono alieni che volano e dinosauri che scorrazzano indisturbati per le città, quindi sospetto - o almeno spero - che il grado di realismo rispetto ai cessi sia più o meno comparabile.
I cessi tedeschi, invece, sono un altro paio di maniche. Per descriverli in maniera accurata ho bisogno che immaginiate quelli italiani, normali, che avete anche voi in casa. Forma svasata in maniera che la numero 2 impatti di striscio con la ceramica e scivoli delicatamente verso l'acqua, molto più in basso. Ragionevolmente pulito, senza vittime.
Bene, ora immaginate che la curva posteriore sia molto più curva, fino a diventare... bè sì, orizzontale, piatta. Lo scarico non è quindi centrato rispetto alla tazza ma si trova davanti. Quindi sostanzialmente tu caghi e la numero 2 rimane lì, adagiata per mostrarsi al mondo in tutta la sua vibrante tridimensionalità. Tiri lo sciacquone e speri che l'acqua che scende abbia abbastanza potenza da trascinare con sé, verso la parte anteriore e quindi lo scarico, tutto quello che trova ma essa arranca, non ci riesce, desiste. Tiri di nuovo lo scarico. Niente. Forse la terza è la volta buona. Talvolta lo è. Talaltra no.
Non so cosa questo mi insegni sul Paese che mi ospita. Forse che non ci si deve vergognare di niente, forse che controllare la salute è importante. O forse solo che i tedeschi sono proprio degli ingegneri di merda.
ciarlando di
42,
idiocracy,
l'ira di Hulk,
Munich
mercoledì 8 dicembre 2010
Il mistero della mela annurca

Anche in questo caso, nonostante la mia esperienza a Monaco si limiti ad un solo negozio, e anzi direi proprio in virtù di questo, posso tracciare un profilo globale e onnicomprensivo del fenomeno supermercato.
I supermercati in Germania sono quasi del tutto simili agli omologhi italiani, ma ci sono alcune sostanziali differenze.
Cosa non c'è. Il visitatore entra e si trova di fronte le usuali scaffalature piene di frutta e verdura e pensa "eh sì, un bel kilo di mele non me le toglie nessuno". Fa per cercare la busta e il guantino di plastica e... non c'è. O meglio, la busta c'è ma del guantino nemmeno l'ombra. Subitaneo sorge il pensiero delle centinaia di tedeschi dalle mani sudicie che hanno toccato quel cespo d'insalata o quella pera kaiser (che fa tanto Vecchio Impero) che stai per prendere. Se volete, questa è una nuova dimostrazione dei concetti di sicurezza e fiducia visti dalla parte di un tedesco. Pazienza per la verdura, si dice il visitatore. La laverò. Riempe la sua bustina di carote, fa per cercare la bilancina e... non c'è. Si gira, si volta, niente. Panico. Che fare? Siccome quando sei a Roma fai come i romani, quando sei a Monaco fai come i monac... quello che è. Quindi inizia a fissarli per tentare di capire come fanno loro. Se non è troppo insistente nello sguardo riesce perfino a evitare un "cazzo ti guardi?" in tedesco e si accorge che i locali imbustano e se ne vanno. Così. Il che non risolve il problema: vanno a cercare una bilancia dall'altra parte del negozio o non si pesa affatto la roba? Un mistero che verrà - parzialmente - svelato più avanti.
Cosa c'è, o meglio, cosa c'è in più. Un esempio importante è quello della cioccolata: mentre in Italia c'è normalmente un solo scaffale dedicato ai dolciumi, qui in Germania ce ne sono almeno sei. Stesso dicasi, ovviamente, per la birra: qui il vetro è a rendere (ci sono, sparsi per il negozio, macchinari per la restituzioni dei vuoti che danno uno scontrino da presentare alla cassa, e si ottiene lo sconto sulla spesa), quindi le bottiglie che il visitatore comprerà sono in circolazione da tempo immemorabile e sono passate attraverso centinaia di tedeschi dalle mani sudicie, di solito non gli stessi della frutta e verdura.
Cosa c'è di diverso. Stranamente, non molto. I tedeschi vanno pazzi per la roba italiana e in un supermercato medio se ne trova parecchia, a partire dal prosciutto crudo (a prezzi esorbitanti, ndSpino) a pasta a sughi pronti addirittura a "insalata italia" (così nella confezione) o quel pecorino stagionato al pepe che alla Coop San Vitale non trovavo quasi mai. I vini sono divisi per nazione, e la sezione Italia è piuttosto fornita, con prezzi umani e qualità altalenanti: l'"Est Est Est" di Montefiascone che ho preso qualche giorno fa, ad esempio, al massimo era un "Est", mentre l'Orvieto Classico non era affatto male.
Parlando di formaggi, in Italia puoi trovare o il banco con le forme intere e il tizio a cui chiedere che le taglia, le pesa e le prezza, o quello self-service con i pezzi già tagliati e prezzati. In Germania hanno inventato una delirante inutile crasi dei due metodi: i pezzi sono già tagliati e incellofanati ma non prezzati, e irraggiungibili dall'utente. Il banco è presidiato, così tu devi chiedere al tipo di darti quel pezzo di formaggio, già pronto, e il tipo pesa e prezza.
Per ultima lasciamo la non-soluzione del mistero della frutta e verdura. Praticamente arrivi alla cassa e dai la busta alla cassiera, che la passa. Ha una bilancia sul lettore di codice? Non mi pare. Pesa a occhio? Spero di no. Capisce al primo sguardo se una mela è una renetta, un'annurca o una stark? Forse. Non ha bisogno di farlo perché magari le mele costano tutte uguali? Dubito. Inventa un prezzo a caso e lo piazza sulla busta? Io farei così.
ciarlando di
42,
il ritorno del monnezza,
Munich
venerdì 3 dicembre 2010
Fidati

Più tempo passo qua e più mi stupisco dei tedeschi: ribaltando quello che tutti gli stranieri pensano degli italiani e l'Italia, mi chiedo come faccia la Germania ad andare avanti nonostante l'assurdità di comportamento dei suoi abitanti, in special modo in due aspetti particolari del vivere civile, che volendo sono anche collegati tra loro: la sicurezza e la fiducia.
I tedeschi sono assolutamente sprezzanti delle più basilari norme di sicurezza. Non circoscrivono, non delimitano, non mettono paletti, non chiudono a chiave, non sbarrano. Si fidano.
Potrei parlare della non esistenza dei limiti di velocità sulle autostrade tedesche, che accoppiata ad un manto stradale di solito precario potrebbe essere fonte di carambole allucinanti, ma le autorità si fidano che tu non correrai. Potrei raccontare la storia, gentilmente fornita dal Simotrone, dell'importante casa editrice tedesca che lascia documenti su un proprio server e fornisce ai suoi collaboratori diritti in lettura e scrittura; gli editori si fidano che tu non cancellerai i file che usi. Potrei dire anche della vignetta austriaca, cioè il modo di pagare le autostrade nel Paese alpino: sostanzialmente devi comprare un patachino da attaccare al vetro, spetta poi alla Polizei austriaca accertare che tutti ce l'abbiano. In pratica, gli austriaci si fidano, perché in un migliaio di km percorsi non mi hanno mai fermato.
In Italia o in buona parte del resto del mondo queste cose si tradurrebbero 1- mezzo milione di morti al giorno sulle autostrade, 2- il fallimento della casa editrice, 3- il crollo a zero delle entrate della Società Autostrade.
L'esempio più eclatante e assurdo? Un contratto che devo firmare e rispedire alla mia banca, la quale mi fornisce di busta con una scritta in tedesco al posto del francobollo: "Bitte mit 0.55 Euro freimachen, falls Marke zur Hand". Tutti i traduttori online che ho provato hanno fallito miseramente nella traduzione, restituendo nonsense come: "Si prega di effettuare gratuitamente con 0,55 €, se segno a portata di mano". In realtà oggi ho scoperto che la traduzione è "Affrancare con 0.55€, se si ha un francobollo a portata di mano". Cioè: "bisognerebbe affrancare, ma se non lo fai non fa niente, ci pensiamo noi". Perché tutti qui in Germania hanno la casa piena di francobolli da 0.55€, e sono ansiosissimi di utilizzarli in qualche modo.
Sarei davvero curioso di conoscere le statistiche di quanti qui affrancano davvero.
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