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lunedì 19 luglio 2010

Il salto dello squalo, quarta serie


… ovvero, come una intera stagione possa essere un unico, lungo, ininterrotto salto dello squalo.

Lo so che avevo detto che Il salto dello squalo sarebbe stata una rubrica annuale, ma non posso aspettare un anno per parlare di Eureka, la serie tv di fantascienza del canale Syfy che è ambientata in una cittadina americana supersegreta che in realtà è un laboratorio scientifico dove i migliori scienziati del Paese fanno ricerche scientifiche avveniristiche.

Cominciamo subito col dire che ci sono alcune cose che una serie televisiva deve evitare a tutti i costi:

  1. cancellare un personaggio secondario senza spiegazioni;
  2. riproporre un personaggio morto con spiegazioni cervellotiche;
  3. introdurre un villain con motivazioni misteriose e risolverlo a tarallucci e vino;
  4. accorgersi che la storia sta prendendo una direzione non voluta e cambiarla di colpo;
  5. fare smaccatamente pubblicità;
  6. cambiare la continuità.

Eureka per due intere stagioni aveva evitato brillantemente tutto ciò. Le relazioni erano gestite con molta delicatezza e in maniera credibile, tutto succedeva naturalmente: l’avvicinamento tra il protagonista Carter e Allison, quest’ultima che pian piano si riavvicina al suo ex-marito, Carter che coi piedi di piombissimo prova a uscire con un’altra donna e le cose sembrano funzionare. Anche dal punto di vista della trama, è tutto abbastanza sensato: c'è il “disastro della settimana”, ovviamente, da sventare, ma ci sono anche sottotrame interessanti e lunghe diverse puntate, se non tutta la stagione.

La terza stagione distrugge tutto completamente. Vediamo come:

  1. Il personaggio della ragazza del lavasecco con cui Carter usciva alla fine della stagione viene completamente tagliato, senza una spiegazione, come se non fosse mai successo. In misura minore, anche il personaggio di Taggart scompare senza spiegazione per poi riapparire dopo 17 puntate dicendo di esser stato in Russia a fare trivellazioni sul ghiaccio. Anche il personaggio di Julia, la ragazza di Fargo, scompare per alcune puntate per poi ritornare più tardi;
  2. questo ha dell’incredibile. Kim, la compagna di Henry, muore per ben tre volte nel corso della serie. Prima muore per colpa dell’Artefatto, poi Henry torna indietro nel tempo per salvarla ma Carter lo blocca per salvare il continuum temporale e rimuore, poi incredibilmente ritorna come robot organico costruito da una navicella spaziale umana come computer di riserva nel quale immagazzinare i dati di 20 anni di volo tra le stelle. Il robot Kim viene fatto rimorire per la terza volta nel tentativo di estrarre i dati dal suo cervello, e Henry rimane “vedovo” della stessa persona per la terza volta. Gli sceneggiatori devono davvero odiarlo.
  3. nella terza stagione il villain è la misteriosa Thorne, che arriva per dirigere le ricerche scientifiche della cittadina ma in realtà ha un misterioso secondo fine. Carter intuisce qualcosa e cerca di far confessare la Thorne che si trincera decine di volte dietro il classico “top secret”. Alla fine si scopre semplicemente che non era cattiva ma voleva sigillare un edificio dove c’era una specie di “siero della vecchiaia” che fa invecchiare le persone in un mese, che aveva ucciso suo fratello anni prima. Tutto qua. Poteva dirlo subito e risparmiarci il suo stupido mistero.
  4. questo si riallaccia a 1., volendo. Per tutta la durata dello show gli sceneggiatori costruiscono la storia tra Carter e Allison senza mai farla sbocciare. Una relazione stabile tra Carter e la ragazza del lavasecco l’avrebbe allontanato troppo da Allison, così come il ritorno di fiamma tra lei e l’ex-marito. Che fare dunque? Niente, la tizia del lavasecco non è mai esistita e l’ex-marito di Allison muore in maniera stupidissima, il giorno delle nuove nozze con Allison, salvando il mondo facendo una cosa che solo lui poteva fare: attaccare due prese usb. Letteralmente. Lui scompare in una nuvola di fotoni per l’anima del cazzo, un compito che poteva fare qualunque comparsa o robottino in circolazione. E’ anche vero che l’attrice che impersona Allison era incinta, e marito e figlio l’avrebbero definitivamente allontanata da Carter. Quindi che fare? Teniamo il figlio e ammazziamo il marito.
  5. lo show è finanziato da due sponsor, Cisco system (che compare abbastanza spesso quando i personaggi usano pc o telefoni) e soprattutto una marca di deodoranti bene inquadrati quando qualcuno fa una doccia. La cosa assurda è che un’intera puntata è basata sulle proprietà di questi deodoranti: quando sopra Eureka si forma un altro sole, e tutti sudano come bestie, i personaggi che usano questo deodorante sono freschi come rose. PATETICO.
  6. in realtà succede una sola volta ma mi ha dato abbastanza fastidio. In una puntata si dice che tutti i progetti abbandonati non vengono distrutti ma messi in un magazzino speciale. La puntata ha proprio questo come punto di partenza, visto che Fargo usa inavvertitamente uno di questi aggeggi e scatena il putiferio. Nella terza stagione, invece, in un’altra puntata si dice che tutti i progetti abbandonati vengono riciclati, anche questo è centrale nella storia (il riciclatore ruberà alcuni oggetti per scatenare un altro putiferio).

Se non è salto dello squalo questo…

lunedì 5 luglio 2010

Il salto dello squalo, terza serie


Quella che doveva essere una rubrica più o meno regolare, Il salto dello squalo, si sta rivelando in realtà una rubrica davvero regolare: una puntata all'anno, e passa la paura. Quest'anno parliamo probabilmente del salto dello squalo più veloce della storia delle serie televisive.

Persons unknown doveva essere, nelle intenzioni degli autori, una sorta di toccasana per tutti coloro che si sentono orfani di Lost. Ora, dopo le palate di merda che Lost ha scagliato sul suo pubblico, che spesso le ha accolte come fossero pepite d'oro, per tirare su gli animi sarebbe dovuta bastare anche una semplice scrollatina di pipì: non è difficile, dai.

Persons unknown rende programmatico tutto quello che in Lost invece è criptico: persone rapite senza un perché, ambientazione ricostruita, gli uni che vengono messi contro gli altri. Finalmente speravo in una serie misteriosa dove gli eventi accadono con un perché, e soprattutto senza divinazioni ultraterrene e magie. Partiva piuttosto bene, insomma.

Tutto questo fino alla seconda puntata, (sì, la seconda), dove i nostri riescono a scappare dalla sonic fence (Lost, anyone?) andando dritti per dritti per poi ritrovarsi, dopo un lampo di luce, al punto di partenza.

Ma andate a cacare, va'.

mercoledì 4 marzo 2009

Il salto dello squalo, seconda serie


Qualche giorno fa ho accennato al fatto che Dr. House abbia ormai effettuato il Salto dello squalo. Riesumo per l'occasione la rubrica, data per dispersa dopo la prima uscita, per parlarne un po'.

C'è da dire che sin dalle primissime puntate un po' d'odore di squalo già si sentiva.
Il problema fondamentale è la struttura narrativa delle puntate, ormai anchilosatasi e fossilizzata in uno schema sempre uguale:
  • prologo con la persona che si sente male. Molto spesso, ma non sempre, la persona che si sente male non è quella che il pubblico pensa (es. puntata 5x10 - Dolci chili di troppo, dove una prestante ragazza e un uomo obeso corrono insieme: chi si sente male è lei);
  • arrivo in ospedale, diagnosi differenziale, prima terapia: il paziente sembra star meglio (talvolta questo avviene dopo la seconda diagnosi, mentre la cura per la prima non sortisce effetto);
  • repentino peggioramento in quella che chiamo scena tu-tu-tuzz, dal rumore che fa lo strumento di monitoramento quando il paziente si sente male;
  • ancora diagnosi differenziale, terapie in numero variabile (da una a quattro), nessun effetto;
  • spesso c'è il disvelamento di qualche segreto nascosto del paziente ("tutti gli uomini mentono. La sola variabile è su che mentono");
  • facendo altro, ad House viene la solita intuizione assolutamente scorrelata dal contesto che salva la vita al paziente in maniera rocambolesca e improbabile.
Le puntate che si discostano da questo schema sono di solito le season finales e le puntate di apertura della stagione, nel miglior spirito anni '80.

La certezza, cristallina, del salto dello squalo di House - MD l'ho avuta nella puntata di domenica scorsa, 5x12 - Senza dolore, quando la geniale intuizione di House avviene osservando un idraulico grattarsi li cojoni, e deducendo così che il dolore cronico del suo paziente derivava da un'epilessia che affliggeva i muscoli dei testicoli.

Squalo, senza ombra di dubbio.

venerdì 7 marzo 2008

Il salto dello squalo

Ieri mattina in TV hanno mandato quella puntata di Happy Days dove Fonzie, per scommessa, dovette saltare uno squalo con gli sci d'acqua. Quella puntata è diventata, in America, un modo di dire per indicare il momento in cui è percepibile la parabola discendente di una serie televisiva, quando la novità si esaurisce o non ha più nulla da dire.

Vorrei dare il via oggi ad una nuova rubrica, Il salto dello squalo, nella quale inserire le serie televisive che hanno, appunto, saltato lo squalo. Commenti e proposte sono i benvenuti.

Iniziamo dalla serie televisiva per antonomasia: Lost. Secondo me lo squalo l'ha saltato nella terza serie,
SPOILERS AHEAD!!!
nella puntata in cui Locke e Ben vanno da Jacob, il capo degli altri, che si rivela essere invisibile ma parlante. Lì, ogni parvenza di verosimiglianza (già messa a dura prova dal mostro di fumo) se ne va a farsi benedire.
FINE SPOILERS!
L'accumulo delle stranezze e degli enigmi è diventato francamente eccessivo.