Visualizzazione post con etichetta rubriche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rubriche. Mostra tutti i post

lunedì 7 luglio 2014

I nazisti dell'Illinois, fase 6

Riprendere in mano un blog fermo da un anno e più è operazione rischiosa. Il cervello si anchilosisce, le dita sulla tastiera pure, il mondo è cambiato.
Per evitare il logorio della vita moderna, il ritorno mi vedrà all'opera su una rubrica, I nazisti dell'Illinois, che tanto successo ha avuto sino all'ultima sua incarnazione nel lontano duemilaundici (oOOooh).

Per chi non se lo ricordasse, non lo sapesse o non gliene fregasse, I nazisti dell'Illinois è una rubrica di cinema. Mi è sempre sembrato troppo facile recensire un film dopo averlo visto ("bella forza"), per cui questa rubrica è stata pensata al contrario: recensisco solo film che non ho ancora visto. Anzi no, dato che "ancora" presuppone che prima o poi il film lo vedrò, cosa che non è affatto detta.

Ergo, quest'oggi si ritorna con Edge of Tomorrow, film di fantascienza con Tom Cruise. Sì, lo so, ormai basta dire "film con Tom Cruise" per sottintendere "di fantascienza", ma a me piace la precisione.
Come tutti sanno, Edge of Tomorrow è sostanzialmente Il giorno della marmotta. Che poi no, non è neanche il suo titolo vero, maledetti adattatori italiani. No, Groundhog day non andava bene, doveva per forza essere cambiato in Ricomincio da capo, che sembra un film di Troisi che si è reso conto che cominciare da tre non vale.
In Edge of Tomorrow, Tom Cruise muore e ritorna in vita e rimuore in continuazione. La differenza è che l'immenso Bill Murray, dopo un paio di morti, già non ne può più e fa di tutto per ammazzarsi e spezzare il ciclo. Cruise invece, muore in continuazione provando a non morire: una sorta di rincoglionito tipo il protagonista di Battleship (capolavoro totale globale e assoluto), con più anni sul coppino e meno fattore "cool" (ma giusto un pizzico meno). E senza marmotta, per di più.
Che a un certo punto speri che Cruise muoia per davvero, perché se l'umanità contro i mostri dello spazio sta messa in mani come le sue, tanto vale consegnare le armi direttamente e amen, magari un piatto di zuppa aliena come prigioniero di guerra lo rimedi pure.


lunedì 25 giugno 2012

Spin-off, stagione 15


Passano le stagioni ma quelle di Spin-off, la rubrica dedicata ai più improbabili separati alla nascita, non passano mai. Tant'è che oggi mi ritrovo tra le dita uno spin-off direi postmoderno. Passare da Mark David Hollis, cantante dei mai rimpianti abbastanza Talk Talk (sulla sinistra), a Vito, comico mai rimpianto (a destra) non può che esser postmoderno.


Magari non si assomigliano neanche. Ma guardando su youtube il video di Such a shame l'unica cosa che mi è venuta in mente è stata "ammazza quanto era brutto il cantante dei Talk Talk". Il resto è storia.

giovedì 15 dicembre 2011

Spin-off, stagione 14


A proposito di facce che ormai sembrano tutti uguali, torna alla carica la rubrica Spin-off, per la serie "ma dove l'ho già visto?"

A sinistra abbiamo l'autoritratto del pittore tedesco Anton Raphael Mengs, a destra una bella foto del suo spin-off moderno, il grande kaisersoze Kevin Spacey.

mercoledì 7 dicembre 2011

I nazisti dell'Illinois, fase 5


I nazisti dell'Illinois nacque come recensione preventiva di film blockbuster-spaccatimpani-peròammazzacheeffettispeciali che tutti aspettano e osannano prima ancora di aver visto. Ciò non esclude, però, che possa venir usata anche contro (contro, eh, mica per) altri generi di film.

Ecco appunto, generi. Sarà un certo grado di compartimentalizzazione (troppo fica sta parola, so neanche se esiste) del cervello umano, ché uno va a vedere un film perché è un film romantico, in costume, di fantascienza, con le tette di fuori, con Hugh Grant (che è un genere a sé). Poco importa chi l'ha diretto o da che novella è tratto, uno di solito va al cinema a vedere un chick flick, o un film d'azione (questi ultimi di solito si riconoscono dal titolo fatto da due parole, nome e aggettivo, tipo Impatto imminente) o poliziesco-thriller (che invece hanno titoli di tre parole, nome-preposizione-nome, Ipotesi di complotto o Colpevole d'innocenza). Così uno normale legge sul giornale Melancholia - che essendo titolo di una sola parola non può essere né d'azione né thriller - le prime righe delle della cui descrizione sono "il pianeta Melancholia è in rotta di collisione verso la Terra..." e l'appassionato di fantascienza corre direttamente al cinema senza leggere oltre, aspettandosi un bell'Armageddon magari stile retrò, coi razzi di metallo lucido appesi a fili che ballonzolano in un Universo di velluto nero.

Ciò che non sa, l'appassionato di fantascienza, perché non si è preso la briga di leggere la recensione fino in fondo, è che di fantascienza in Melancholia non ce n'è. I protagonisti, durante le due ore del film, sono oppressi dall'ansia del pianeta che è in arrivo ma tanto sto pianeta non si vede mai, non se ne parla mai: l'ansia dei personaggi potrebbe tranquillamente derivare da un dolorino sotto l'orecchio, la rata del mutuo, la figlia che va al ballo della scuola con un tizio noto come "l'inseminatore", la crisi del debito, la recessione, le cavallette. Ci sarà l'incomunicabilità, ci saranno comportamenti "lunatici" nel senso più letterale del termine, ci sarà il fastidio di vivere a cui Lars von Trier - il regista, visto che l'appassionato di fantascienza prima di andare al cinema non si è preso la briga di leggere - ci ha abituati.

Quasi è un peccato che i set non siano disegnati col gesso per terra come in Dogville, sempre di von Trier. In confronto, quella sì che era fantascienza.

giovedì 21 luglio 2011

I nazisti dell'Illinois, fase 4


A grande richiesta nazional-popolare torna la nostra rubrica I nazisti dell'Illinois, dedicata alla recensione di film che non ho visto. Il film di oggi tanto nazional-popolare non è, e devo essere sincero, un po' mi piange il cuore, perché se un film finisce su I nazisti dell'Illinois, una recensione positiva non è probabile. Dicevo, il film di oggi è The tree of life, di Terrence Malick.

Sostanzialmente The tree of life è la storia di una famiglia americana, nascite, amori, lutti. Babbo cattivo e mamma buona. Praticamente una telenovela, solo che Dallas passa per robaccia e The tree of life per capolavoro. Perché? Semplice. La voce off.

La voce off per un cinematografaro è come l'edera per un architetto. Fa figo e non impegna, cela la magagna, e innalza di due tacche il tono. In realtà c'è anche un'altra cosa che copre le magagne per un cinematografaro, cioè le tette. Così almeno dicono. Io personalmente ritengo che se un film non ha tette né astronavi non valga la pena di esser visto, ma that's just me. Chissà se ci sono tette in questo film. O astronavi. Non avendolo visto, non saprei. Certo che però, essendoci in The tree of life dinosauri, supernovae, il big bang, non mi sorprenderebbe affatto ci fosse anche qualche astronave. Al limite anche qualche tetta. Ma whatever.

The tree of life è un discorso allegorico panuniversale sul rapporto uomo-natura, sul cosmo, su fato, destino e libertà individuale, sull'Esistenza e il Singolo, Possibilità, Angoscia e Disperazione, Alfa e Omega, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri e Picchi, Harpo, Chico e Zeppo (Groucho compare solo nel prefinale), An, Ghin, Gò, tre civette sul comò. Ed è proprio alle tre civette sul comò che è dedicata la sequenza più emozionante e magistrale, quando su un fondale completamente nero, anche l'audio si azzera, il film si ferma, e anche il proiezionista va a farsi una canna nel vicolo dietro il cinema.

The tree of life è la risposta alla domanda: "Quanta corda posso tirare, prima che la corda si spezzi e anche l'ultimo dei critici si chieda «ma che cacchio era quello?»"

Un consiglio personale a Malick, e a qualunque altro si voglia cimentare nella settima arte. Non fate dire mai, MAI, a nessun personaggio dei vostri film la domanda: "Ti fidi di me?" Noi ci siamo fidati di Lost, in cui la dicevano tre volte a puntata, e guarda dove ce la siamo presa. No, Terrence, non ci fidiamo.

mercoledì 15 giugno 2011

Il monte Fumaiolo, parte trentacinquesima


La tradizione del «Corriere» si rinnova grazie ai caratteri Brera e Solferino
Una veste grafica esclusiva solo per i titoli

Da molto tempo mancava una notizia così fumaiolesca sulla nostra rubrica. È proprio l'essenza della fumaiolità. Almeno le notizie di gossip, per quanto stupide, a qualcuno interessano.

giovedì 19 maggio 2011

Il monte Fumaiolo, parte trentaquattresima


Prostata, il caffè come difesa
con 6 al giorno si previene il tumore

Un team dell'Università di Harvard ha monitorato per vent'anni 45mila americani, scoprendo che a un grande numero di tazzine quotidiane consumate corrisponde un calo deciso (fino al 60%) del rischio di contrarre la forma di cancro più diffusa (e letale) per gli uomini

L'ho sempre detto, io. Sebbene, se si deve bere caffè americano per avere l'effetto, non sono sicuro che un vantaggio ci sia davvero.

giovedì 24 marzo 2011

Il monte Fumaiolo, parte trentatreesima


Bellezza, dermatologa: paura per Libia e Giappone? Soffre anche la pelle


Più che un monte Fumaiolo, peraltro meritatissimo, una cosa sola mi vien da dire: ma vaffanculo, va'.

mercoledì 23 febbraio 2011

Il monte Fumaiolo, parte trentaduesima


Fumaiolo doppio in un solo articolo quest'oggi. Il primo è che Stefano Accorsi ha acconsentito a farsi fotografare senza ritocchi di Photoshop su Ok Salute. L'unico interesse di questa notizia è sapere che ritoccano anche le foto degli uomini sulle riviste.
Il secondo è che la visita in Bolivia gli ha cambiato la vita. Ma non tanto, purtroppo, da convincerlo a trasferirsi definitivamente là.

mercoledì 26 gennaio 2011

Il monte Fumaiolo, parte trentunesima


Sì, caro. Messi guadagna 10.5 milioni netti ogni anno. Questo vuol dire che 2mila euro li guadagna in meno di due ore.

Per una persona normale è come una multa di, chessò, 10 euro.

giovedì 13 gennaio 2011

I nazisti dell'Illinois, fase 3


Questa puntata dei nazisti dell'Illinois, la rubrica nella quale recensisco i film che non ho visto, nasce dalla visione del box-office italiano di questa settimana. Se andate in qualsiasi sito di cinema, troverete un oggetto alieno che ha incassato 19 milioni di euro, staccando il secondo fermo a 4. Un così grande distacco significa che il vincitore è un film epocale, uno di quelli di cui si parla da anni, magari uno di Kubrick (damn, è morto), o un mega-effettone-speciale di Michael Bay (damn, non è morto).

Niente di tutto ciò. È Che bella giornata, regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone.

Per sapere chi diavolo fosse Checco Zalone sono dovuto andare su Wikipedia: mi aspettavo un figlio delle scuole di cinema italiane, magari un attore navigato ma esploso tardi (come, chessò, Toni Servillo), o uno spettacolare esordiente (tipo Alba Rohrwacher).

Lette due parole ho capito. E ho pianto.
Le due parole erano "Zelig" e "sgrammaticato".

"Checco Zalone" pare sia un gioco di parole in dialetto barese: "che cozzalone" significherebbe "che tamarro".

Vediamo un po'. Un comico di Zelig, dalla forte caratterizzazione dialettale del sud, che parla in italiano sgrammaticato. Uau, credo che sia una cosa nuova.

Il film, "Che bella giornata" (pure il titolo è innovativo), parla ovviamente di uno del Sud che lavora a Nord. Perché non è che al Sud il lavoro scarseggia, no, non c'è proprio: uffici deserti, pompe di benzina solo self, negozi vuoti.
Magari fa un lavoretto e sogna il posto fisso, tipo statale? E magari si innamora pure di una bellissima ragazza? Che, proprio per non farci mancare niente, è un'araba che vuole far saltare in aria qualche infedele. Tutte cose mai viste, di un'originalità che spacca.
E vuoi che Checco, novello Candide, non abbocchi all'amo della bella araba? Perché il protagonista è ingenuo, buono, vede solo il positivo nelle persone. E vuoi che la bella araba, vista la bontà e la dedizione di Checco, non si converta all'istante e decida di non far saltare in aria un bel niente? Tanto, da dove viene lei non ci sono terroristi che tengono sotto scacco la sua famiglia, minacciando di ucciderli se lei non si fa saltare in aria. Noooo, i terroristi, anche loro, sono così ingenui!
In mezzo, 2 ore di italiano sgrammaticato, battute dialettali, il tontolone che non passa gli esami da carabiniere perché dice sciocchezze (come se bisognasse essere Einstein per fare il caramba) e tanti buoni sentimenti.

Signori, la televisione sul grande schermo: benvenuti alla morte del cinema.

martedì 30 novembre 2010

Alla ricerca di Nemo, sedicesima puntata


La vostra e nostra rubrica preferita latita su questi schermi da oltre un anno, quindi direi di rinverdire i fasti passati e sotto a chi tocca:
  • perché uno per uno fa uno: ehhh, mica semplice;
  • aeroporto francoforte sul nemo: un aeroporto a misura di pescetto;
  • naso di donne coreane: a mandorla, ovviamente;
  • un vaffanculo gratis valido per una persona: ho risolto una marea di regali di Natale così;
  • sono messo male oggi: si vede, si vede;
  • "star trek" condoms: per venire là dove nessun uomo è mai venuto prima;
  • squali mangia merda: si riconoscono dal colore dei denti;
  • civiltà di bagnoreggio: era "civita di bagnoregio", ma prova ancora, ce la puoi fare;
  • italian sub addicted dicono che nessun uomo è un isola: scemo io a pensare che fosse stato John Donne;
  • totò romp u cazz: nunn'è o ver!
  • "Errare humanum est perseverare diabolicum continuare": ??!
  • "Errare humanum est perseverare diabolicum continuare": quello di prima che l'ha scritto due volte, a cui il senso della frase che cerca continua a sfuggire, evidentemente;
  • disegni per tatuaggi con il fiore della vita fiore della vita: secondo me è sempre quello di prima. Deve essere estremamente diabolicum;
  • fanculo il caffe spinosa: nooooo, e che ti ha fatto?

martedì 17 agosto 2010

Spin-off, stagione 13


Colgo l'occasione e la segnalazione dell'amico astromat per uno spin-off isolano. Alla sinistra il sardo, recentemente dipartito ex-presidente Cossiga. Alla destra il suo spinoff siculo, Franco Battiato.

mercoledì 11 agosto 2010

Il monte Fumaiolo, parte trentesima


Il fondo del barile in questa inutile estate:

E Tulliani con la fidanzata lava la «Ferrari» che vale 197 mila euro
Fotografato mentre in compagnia della fidanzata pulisce la supercar in un autolavaggio


Non me la sento, davvero, di commentare.

martedì 3 agosto 2010

Il monte Fumaiolo, parte ventinovesima



In questo afoso agosto una fumaiolata sulla Canalis è d'obbligo:

Canalis: «Felice con Clooney
Gli italiani? Tutta invidia»

La soubrette rompe il silenzio sul legame col divo hollywoodiano: «Mai stata tanto amata»

Forse ricorderete che la sarda qualche settimana fa si beccò le risate di scherno di chiunque avesse visto il suo "ennesimo" debutto americano nella serie TV Leverage (dico ennesimo perché forse qualcuno non si ricorda i suoi 30 secondi in Decameron Pie - ovviamente con le tette di fuori - o anche la sua comparsata in un film dal titolo leggendario: Deuce Bigalow puttano in saldo).
Per chi se le è perse, eccone una particolarmente succosa:

Anyway, so Elisabetta’s big American acting debut is on a sub-par basic cable show where she says lines like, “I know why you’re here, and I think it’s cute, but this is a matter of national security.” UGH. Note how she tilts her head when she says “national security” like she thinks it’s time to play coy and girlish [...] Good Lord, her accent is thick. I have a good ear for accents too, but I couldn’t understand half of Elisabetta’s lines. Guess we know that Clooney isn’t keeping her around for her witty conversation.

Spettacolare. Comunque la sarda non si perde d'animo, e reitera la fellonia suprema di appellare "invidiosi" tutti quelli che la criticano. Non perché è una nullità che ha una qualche opportunità nel cinema solo perché "dorme col boss", come Joan Crawford disse di Norma Shearer, un po' di tempo fa. No, no.
La Canalis sa delle critiche, ma nell'intervista a Vanity fair riportata dal Corriere spiega:

gli italiani non fanno mai il tifo per i loro connazionali che si guadagnano all'estero un'opportunità, un riconoscimento

Già, infatti la Loren non ce la siamo mai cagata di striscio, e Benigni chi sarebbe mai? E non parliamo di Fermi e Marconi, che sennò entriamo in territori inesplorati.

Comunque, se volete apprezzare la sarda in tutto il suo isolano splendore, il video sopra è proprio tratto da Leverage.

lunedì 19 luglio 2010

Il salto dello squalo, quarta serie


… ovvero, come una intera stagione possa essere un unico, lungo, ininterrotto salto dello squalo.

Lo so che avevo detto che Il salto dello squalo sarebbe stata una rubrica annuale, ma non posso aspettare un anno per parlare di Eureka, la serie tv di fantascienza del canale Syfy che è ambientata in una cittadina americana supersegreta che in realtà è un laboratorio scientifico dove i migliori scienziati del Paese fanno ricerche scientifiche avveniristiche.

Cominciamo subito col dire che ci sono alcune cose che una serie televisiva deve evitare a tutti i costi:

  1. cancellare un personaggio secondario senza spiegazioni;
  2. riproporre un personaggio morto con spiegazioni cervellotiche;
  3. introdurre un villain con motivazioni misteriose e risolverlo a tarallucci e vino;
  4. accorgersi che la storia sta prendendo una direzione non voluta e cambiarla di colpo;
  5. fare smaccatamente pubblicità;
  6. cambiare la continuità.

Eureka per due intere stagioni aveva evitato brillantemente tutto ciò. Le relazioni erano gestite con molta delicatezza e in maniera credibile, tutto succedeva naturalmente: l’avvicinamento tra il protagonista Carter e Allison, quest’ultima che pian piano si riavvicina al suo ex-marito, Carter che coi piedi di piombissimo prova a uscire con un’altra donna e le cose sembrano funzionare. Anche dal punto di vista della trama, è tutto abbastanza sensato: c'è il “disastro della settimana”, ovviamente, da sventare, ma ci sono anche sottotrame interessanti e lunghe diverse puntate, se non tutta la stagione.

La terza stagione distrugge tutto completamente. Vediamo come:

  1. Il personaggio della ragazza del lavasecco con cui Carter usciva alla fine della stagione viene completamente tagliato, senza una spiegazione, come se non fosse mai successo. In misura minore, anche il personaggio di Taggart scompare senza spiegazione per poi riapparire dopo 17 puntate dicendo di esser stato in Russia a fare trivellazioni sul ghiaccio. Anche il personaggio di Julia, la ragazza di Fargo, scompare per alcune puntate per poi ritornare più tardi;
  2. questo ha dell’incredibile. Kim, la compagna di Henry, muore per ben tre volte nel corso della serie. Prima muore per colpa dell’Artefatto, poi Henry torna indietro nel tempo per salvarla ma Carter lo blocca per salvare il continuum temporale e rimuore, poi incredibilmente ritorna come robot organico costruito da una navicella spaziale umana come computer di riserva nel quale immagazzinare i dati di 20 anni di volo tra le stelle. Il robot Kim viene fatto rimorire per la terza volta nel tentativo di estrarre i dati dal suo cervello, e Henry rimane “vedovo” della stessa persona per la terza volta. Gli sceneggiatori devono davvero odiarlo.
  3. nella terza stagione il villain è la misteriosa Thorne, che arriva per dirigere le ricerche scientifiche della cittadina ma in realtà ha un misterioso secondo fine. Carter intuisce qualcosa e cerca di far confessare la Thorne che si trincera decine di volte dietro il classico “top secret”. Alla fine si scopre semplicemente che non era cattiva ma voleva sigillare un edificio dove c’era una specie di “siero della vecchiaia” che fa invecchiare le persone in un mese, che aveva ucciso suo fratello anni prima. Tutto qua. Poteva dirlo subito e risparmiarci il suo stupido mistero.
  4. questo si riallaccia a 1., volendo. Per tutta la durata dello show gli sceneggiatori costruiscono la storia tra Carter e Allison senza mai farla sbocciare. Una relazione stabile tra Carter e la ragazza del lavasecco l’avrebbe allontanato troppo da Allison, così come il ritorno di fiamma tra lei e l’ex-marito. Che fare dunque? Niente, la tizia del lavasecco non è mai esistita e l’ex-marito di Allison muore in maniera stupidissima, il giorno delle nuove nozze con Allison, salvando il mondo facendo una cosa che solo lui poteva fare: attaccare due prese usb. Letteralmente. Lui scompare in una nuvola di fotoni per l’anima del cazzo, un compito che poteva fare qualunque comparsa o robottino in circolazione. E’ anche vero che l’attrice che impersona Allison era incinta, e marito e figlio l’avrebbero definitivamente allontanata da Carter. Quindi che fare? Teniamo il figlio e ammazziamo il marito.
  5. lo show è finanziato da due sponsor, Cisco system (che compare abbastanza spesso quando i personaggi usano pc o telefoni) e soprattutto una marca di deodoranti bene inquadrati quando qualcuno fa una doccia. La cosa assurda è che un’intera puntata è basata sulle proprietà di questi deodoranti: quando sopra Eureka si forma un altro sole, e tutti sudano come bestie, i personaggi che usano questo deodorante sono freschi come rose. PATETICO.
  6. in realtà succede una sola volta ma mi ha dato abbastanza fastidio. In una puntata si dice che tutti i progetti abbandonati non vengono distrutti ma messi in un magazzino speciale. La puntata ha proprio questo come punto di partenza, visto che Fargo usa inavvertitamente uno di questi aggeggi e scatena il putiferio. Nella terza stagione, invece, in un’altra puntata si dice che tutti i progetti abbandonati vengono riciclati, anche questo è centrale nella storia (il riciclatore ruberà alcuni oggetti per scatenare un altro putiferio).

Se non è salto dello squalo questo…

venerdì 9 luglio 2010

Spin-off, stagione 12


Con la consulenza dell'amico astromat, che è vivo e vegeto nonostante il suo blog non venga aggiornato da ere geologiche, lo spin-off di quest'oggi ha un sapore retrò: alla vostra sinistra il regista Roman Polanski, che non si sa più che fine abbia fatto dopo l'arresto in Svizzera, mentre alla vostra destra il suo spin-off, l'ex tennista Bjorn Borg.

lunedì 5 luglio 2010

Il salto dello squalo, terza serie


Quella che doveva essere una rubrica più o meno regolare, Il salto dello squalo, si sta rivelando in realtà una rubrica davvero regolare: una puntata all'anno, e passa la paura. Quest'anno parliamo probabilmente del salto dello squalo più veloce della storia delle serie televisive.

Persons unknown doveva essere, nelle intenzioni degli autori, una sorta di toccasana per tutti coloro che si sentono orfani di Lost. Ora, dopo le palate di merda che Lost ha scagliato sul suo pubblico, che spesso le ha accolte come fossero pepite d'oro, per tirare su gli animi sarebbe dovuta bastare anche una semplice scrollatina di pipì: non è difficile, dai.

Persons unknown rende programmatico tutto quello che in Lost invece è criptico: persone rapite senza un perché, ambientazione ricostruita, gli uni che vengono messi contro gli altri. Finalmente speravo in una serie misteriosa dove gli eventi accadono con un perché, e soprattutto senza divinazioni ultraterrene e magie. Partiva piuttosto bene, insomma.

Tutto questo fino alla seconda puntata, (sì, la seconda), dove i nostri riescono a scappare dalla sonic fence (Lost, anyone?) andando dritti per dritti per poi ritrovarsi, dopo un lampo di luce, al punto di partenza.

Ma andate a cacare, va'.

lunedì 28 giugno 2010

Spin-off, stagione 11


Dopo lungo iato ritorna la rubrica Spin-off, dedicata quest'oggi ovviamente ai mondiali. Sarà la postura, sarà la professione, sarà la fine miseranda della Nazionale ancora piantata nella testa, ma quando oggi ho aperto una pagina internet dedicata a Delneri (a destra), allenatore di non so più che squadra, mi è subito venuto in mente l'uomo più odiato d'Italia, Marcello Lippi (a sinistra).

martedì 25 maggio 2010

Il monte Fumaiolo, parte ventottesima


Volevo parlare di Lost, ma mi trovo costretto a posporre a domani per far spazio a un bellissimo monte Fumaiolo con venature WTF:

Gregoraci: «Fuori dal nostro yacht Nathan Falco non è più sereno»


Secondo me non è sereno perché si è accorto che ha due mentecatti come genitori che gli hanno appioppato un nome terrificante. Per favore, servizi sociali, portatelo via e affidatelo a una famiglia di non cerebrolesi. Magari in una casa normale, e non in un fottuto yacht, sarà più contento.