venerdì 5 febbraio 2010

I nazisti dell'Illinois, fase 2


Quando sono andato in Giappone, alcuni mesi fa, sono voluto a tutti i costi andare a visitare la statua di Hachiko. Per chi non lo sapesse, Hachiko era un cane che, nel Giappone tra le due guerre, divenne famoso perché andò tutti i giorni, per anni, ad aspettare alla stazione il padrone che ritornava dal lavoro in treno, e continuò anche dopo che costui morì mentre era al lavoro. In Giappone Hachiko è una celebrità, tanto che appunto c'è una statua di questo cane nel posto probabilmente più trafficato al mondo, vale a dire Shibuya Crossing.

Una storia, quella di Hachiko, profondamente giapponese, che difficilmente può essere compresa dal mondo occidentale; una storia che come saprete è la base per un film americano recentissimo, Hachiko, appunto, che andrò a recensire oggi, ovviamente non avendolo visto. In realtà I nazisti dell'Illinois di oggi è doppio: i giapponesi fecero negli anni '80 una loro versione della storia, Hachiko monogatari, che non ho visto e per questo la userò come pietra di paragone per la versione hollywoodiana.

Partiamo con Hachiko monogatari: un film breve, dai tempi comunque dilatati, in cui il cane è protagonista e insieme comprimario. La mancanza del padrone è la vera protagonista, e il cane le dà solo forma, insieme alla povera Tokyo devastata dal terremoto del '23.

Hachiko di Lasse Hallstrom, invece, è un filmone hollywoodiano da decine di milioni di dollari (spero la maggior parte spesi in addestratori e Ciappi), musiche strappacuore in dolby surround, che utilizza non meno di 45 cani diversi per la parte di Hachiko e sposta l'azione dalla Tokyo degli anni '20 a una qualche megalopoli americana odierna, col risultato che invece della storia di un cane fedele oltre la morte, ciò che va in scena è quanto incredibilmente idiota sia quel quadrupede canino che per 10 anni non capisce quello che avrebbe dovuto capire in 10 giorni: il tuo padrone è schiattato e non tornerà più, meglio che segui quella cagna che hai visto sulla 57esima che secondo me è una che ci sta. Al cinema al posto degli occhialetti 3d ti danno direttamente una scatola di kleenex, perché a sto film DEVI piangere, anche per via di una sceneggiatura ridicola da un soggetto che, adatto a un'ora di film giapponese, trasportato a Hollywood non regge 15 minuti.

L'unica cosa che mi dà da pensare è la presenza di Richard Gere. Logica vorrebbe che sua fosse la parte principale, quella del padrone di Hachiko; se così fosse, visto che il padrone muore subito, Gere uscirebbe di scena e il film diverrebbe quasi vedibile. Siccome non credo che questo sia possibile, rimango col dubbio sul personaggio di Gere e mi vado a vedere Lost.

8 commenti:

Semalutia ha detto...

Ah ah ah! Grande post!

Pea ha detto...

sono d'accordo, io non l'ho visto perchè avrei pianto come piango in OGNI film con gli animali (piangevo anche con la pubblicità di sky del bambino che perdeva l'orsacchiotto perchè io una volta ho perso il mio cane...che essendo più sveglio di me era tornato a casa) e perchè il mio cane è morto e ancora mi sembra di vederlo per casa, ma come te trovo sia impossibile trasportare una storia profondamente giapponese in un qualsiasi contesto che non sia il suo...a proposito, l'hai visto zatoichi?

robydick ha detto...

"i nazisti dell'illinois" sono meglio del Morandini! :D

e siccome anch'io non ho visto i 2 film (ma quello giapponese lo guarderò prima o poi) posso solo confermare tutto senza indugi.

Spinoza ha detto...

zatoichi l'ho visto, e l'ho detestato.

a tutti: grazie per il supporto!

Vonetzel ha detto...

"Gere uscirebbe di scena e il film diverrebbe quasi vedibile"...
Bel post,Spino...e divertenti queste tue recensioni di film NON visti!
Io mi abbono!...;-)

StarGirl ha detto...

uno dei film più belli mai visti. hachiko è un vero eroe.
bel post.
forevere lost!

Lu ha detto...

"i giapponesi fecero negli anni '80 una loro versione della storia, Hachiko monogatari, che non ho visto e per questo la userò come pietra di paragone per la versione hollywoodiana."

Questo è il non-plus-ultra della rubrica - doppio salto mortale!
Spino, sei un grande, e questa rubrica è superba - non dubito che la leggerebbero pure Calvino e Queneau! ;-D

giffa ha detto...

genietto.
lo scrivo senza aver letto il post.
:)