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giovedì 20 settembre 2012

Sheldon ha ragione

Questo video del Corrierone è la prova provata dell'inutilità del giornalismo italiano.

Secondo il Corriere: il fuggitivo tenta di uscire dall'auto in corsa come nei film ma si fa malissimo e viene arrestato.
Cosa succede in realtà: il fuggivito RIESCE tranquillamente a uscire dall'auto in corsa, si rialza, salta dal ponte della strada e si schianta su quella sottostante, 10 m più in basso. E lì si fa male.

Non è proprio la stessa cosa. Le cose sono due. O il giornalista il video non l'ha visto proprio e ha inventato (nel qual caso il fatto che ci sia davvero un tizio che esce dalla macchina in corsa sarebbe un caso), o ha sentito solo l'audio e ha cercato - senza riuscirvi - di tradurre, o ha visto il video e non ha capito una mazza.

In ogni caso, piango per il giornalismo italiano. E per l'umanità.

mercoledì 6 giugno 2012

There (will be) no life after coffee

Dal NY Times.

32 innovazioni che cambieranno il vostro domani
#2: Il nuovo caffè: Tra breve, il caffè non saprà più di caffè - almeno non la tostatura scura e cenerina che beviamo oggi. I grandi produttori vogliono uniformare il gusto, e la tostatura scura li facilita: appiattisce i sapori e maschera i difetti. Ma ora i migliori chicchi vengono sempre più separati e spediti in pacchetti sigillati. Miglioramenti come questi hanno fatto sì che i tostatori possano fare caffè al sapore di arance di Siviglia o mandorla tostata o bacche, e questo senso di sperimentazione si sta riflettendo nel mercato di massa; Starbucks, per esempio, ora ha una "tostatura bionda". Mentre la qualità è in aumento, il caffè diventerà più leggero, e le tostature scure saranno un relitto del passato.

Ma che cavolo gli ha fatto il caffè a 'sta gente?  "Tostatura scura e cenerina"? Magari potreste evitare di buttarci la sigaretta prima di berlo.

martedì 5 giugno 2012

There's (no) life before gasoline

Posso capire la rabbia di essere in crisi economica, avere al governo dei supertecnici in odor di premio Nobel che non riescono a pensare altro di aumentare le tasse sulla benzina. Posso capire la provocazione lanciata dall'ACI di fare lo sciopero dei rifornimenti il 6 giugno (con l'unico risultato che tutti andranno a fare rifornimento il 5 e il bilancio dei due giorni andrà in pareggio).

Ma non vi azzardate a toccare il caffè:

«Tasse su caffè e sigarette non su benzina»E l'Aci lancia la provocazione dello sciopero 
Il 6 giugno stop ai rifornimenti per protestare contro le accise «Italiani al collasso, mantenere un'auto costa 3.800 euro l'anno»
Maledetti.

martedì 3 maggio 2011

Una ragione c'è sempre


C'era un'unica cosa che mi sfuggiva, in tutta questa cosa della Germania e di Monaco.

Ora credo di aver capito perché quel parcheggio è sempre libero.

giovedì 31 marzo 2011

Elettroni di valenza


Buongiorno? No, grazie
Passeggiando con il cane, si arriva a scoprire un paesaggio che cambia. E con esso, le persone

Quanto odio questo tipo di articoli. E non solo di articoli, ma di discorsi in generale. Il "se stava mejo quanno se stava peggio" è uno di quei luoghi comuni che le vecchiette, in fila dal medico, si scambiano tra l'elenco dei dolori fisici e quello dei nipotini, seguito poi dal "nun ce stanno più 'e mezze staggioni, nun se sa ppiù come vestisse" - preludio di un apocalittico scambio di tristezze fino a dieci anni fa centrato sul "buco d'aazoto" e che oggi invece poggia sul "riscaldamento globbale", molto più di moda.

La Repubblica invece piange sulla perdita dei rapporti di buon vicinato, sul "nun ce se saluta ppiù, manco conosci quello che te abbita a fianco". È una forma mirata del già citato "se stava mejo quanno se stava peggio", centrato sulle persone e non sui "pommodori che sapeveno de pommodori": che bello quando cinquant'anni fa andavi alla festa di paese col tuo vicino di casa, che vicino non era per niente perché la sua casa distava 500 metri, di confinante avevi solo il campo e i litigi e i dispetti per i reciproci sconfinamenti erano all'ordine del giorno. Che bello scendere dal vicino dell'appartamento di sotto a chiedere un po' di latte perché l'avete finito, e il vicino vi dà la bottiglia dopo averci però sputato dentro perché camminando con gli zoccoli nell'appartamento di sopra fate sempre un sacco di rumore. Che bello andare al parco per farsi una sacrosanta boccata di cazzi propri e essere "socialmente costretti" a salutare tutte le persone che incontri, come invece fa volentieri l'articolista.

Per quanto mi riguarda, non rimpiango affatto il passato. Nell'idilliaco mondo passato teorizzato da Repubblica, in realtà l'uomo era prigioniero. Prigioniero non di quattro mura o di sbarre, ma socialmente prigioniero: non potevi sceglierti le persone con cui interagire giornalmente, dovevi semplicemente accontentarti di quelle che il Caso aveva posto a fianco a te. E non fa niente se non avevate nulla in comune, se non la (s)ventura di vivere a portata di voce l'uno dall'altro. Capita così che un amico diventi tale non già per interessi comuni, ma solo per lo stesso motivo per cui gli atomi di carbonio stanno assieme in un anello benzenico: prossimità ed elettroni di valenza (The big bang theory, 2010).
I "surrogati elettronici", come vengono definiti, "indiretti, impersonali e apatici" sono la vera liberazione sociale dell'uomo. Finalmente puoi essere amico delle persone che davvero vorresti come amiche, non quelle che ti sei ritrovato tra capo e collo. E sebbene alcune persone che conosci dall'infanzia, amici per caso per così dire, siano davvero preziose - per me, come per tutti - rivendico il mio diritto di camminare per strada senza guardare in faccia a nessuno. Le mie relazioni me le costruisco io, non lo lascio fare a Democrito "che il mondo a caso pone".
Buongiorno? Dipende.

mercoledì 16 marzo 2011

Vetri rotti


Fa tristezza e una profonda rabbia leggere, a marzo 2011, di gente ancora a favore dell'energia nucleare. Fa ancora più rabbia che l'articolo del Corriere sia firmato da Edoardo Boncinelli, un genetista luminare della ricerca in Italia, mentre l'articolo par-condicioso di risposta è affidato a un pressappochista qualunque come Adriano Celentano.

Le persone non troppo intelligenti si sono svegliate un mattino coi tremori del terremoto di Sendai e si sono rese conto che il nucleare è pericoloso. Bè, meglio tardi che mai.

Le persone un po' più sveglie lo sapevano da prima, anche da prima di Cernobyl, basta farsi due conti e immaginarsi gli scenari possibili e il rapporto costi-benefici. Sarà anche vero che le centrali nucleari sono intrinsecamente più sicure di altre tipologie di centrali. Ma gli incidenti càpitano. Fukushima, Cernobyl, Three mile island sono solo le più conosciute e gravi. Majak, Windscale, Chalk River, sono poco conosciuti ma esistono, sono là, andateli a cercare. E quando gli incidenti càpitano, uno deve sempre pensare al worst case scenario. Cosa succede se va tutto storto? Nel caso di una centrale nucleare, bè, non c'è tanto da pensarci sopra, significa la fine della vita as we know it su un'area più o meno vasta. Sapete cosa succede ad una centrale solare nel worst case scenario, se arriva un terremoto, uno tsunami, ci cade sopra un meteorite, arrivano i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse? Assolutamente niente. Vetri rotti, al massimo.

Gli stupidi invece, a quanto pare, non li svegliano neanche una scossa di terremoto.

lunedì 14 marzo 2011

È un mondo alla rovescia


Questa qui sopra è l'immagine che può definitivamente far capire come sono i tedeschi. Invece di porre la parte seghettata sul corpo rigido della scatola porta-pellicola trasparente, loro lo mettono sul coperchio. Ma come cazzo si fa.

lunedì 14 febbraio 2011

I panni sporchi si lavano in casa


Uno dei metodi più efficaci per farsi un'idea di un popolo è quello di studiare il loro concetto di privacy. Non necessariamente si riesce dire cosa è meglio e cosa è peggio, forse perché un meglio e un peggio non ci sono, o forse perché gli estremi della scala sono entrambi peggio e l'ideale sarebbe una via di mezzo. Come in ogni buona analisi che si rispetti, l'analisi fornita si basa sull'osservazione di un solo caso, il mio, ed è quindi molto più che sufficiente per una statistica globale, assoluta e omnicomprensiva.

I tedeschi non hanno privacy. O meglio, non hanno niente da nascondere. L'ultima volta che han provato a nascondere qualcosa - i campi di sterminio - non è andata a finire bene.

Non si spiegherebbe, altrimenti, l'alta concentrazione di nudisti nei parchi cittadini, roba che in Italia non si verrebbe denunciati per oltraggio al pudore semplicemente perché a nessuno verrebbe in mente di prendere il sole come mammà l'ha fatto ai giardini Margherita o a Villa Borghese.

Non si spiegherebbe, soprattutto, la predilezione dei tedeschi per la lavatrice condominiale. Sarò io antico o troppo italiano, ma la lavatrice condominiale è orrore e ribrezzo. A parte l'assurda usanza di far pagare 2 euro per ogni lavaggio (ma si sa, è consuetudine tedesca far pagare qualsiasi cosa almeno il quadruplo del suo valore), condividere un'unica lavatrice con quasi 50 appartamenti fa sinceramente schifo. Fa ancora più schifo togliere i panni di qualcun altro dalla lavatrice per mettere i propri: buona norma, dicono, è tenere la canestra vuota sotto la lavatrice per permettere a chi arriva poi di togliere i tuoi panni e mettere i suoi. Schifo sommo.

Senza contare poi che un posto così ristretto per così tante persone non può che tirar fuori il peggio: dalla tipa che schiaffa 10 monetine per volta "prenotando" la lavatrice per una giornata intera e bloccandone l'uso a tutti gli altri, al maniaco che ruba le mutandine femminili dall'altrui bucato. Come se non bastasse, la lavatrice non va a monete normali, no! Sarebbe troppo semplice. Per usarla c'è bisogno di gettoni speciali da richiedere all'hausmeister, figura indefinibile a metà strada tra un amministratore di condominio, un portinaio e un custode. Metti una banconota in una busta, la metti nella buchetta dell'hausmeister e il giorno dopo nella tua buchetta c'è l'equivalente in gettoni della banconota. Non è un sistema farraginoso: è peggio. È stupido.
Così, in soldoni, per lavare i panni uno deve accertarsi 1- di avere gettoni, 2- che la lavatrice sia libera. E così succede che il bucato di oggi viene pronto dopodomani, e nel frattempo l'ultima mutanda che hai inizia a far la muffa. Ma visto che, in Germania, tutto è pubblico, la puzza proveniente dal tedesco medio è pubblica anch'essa, con grande stizza dell'italiano che fa prima a lavarsi tutto a mano nella vasca.

sabato 15 gennaio 2011

La mia Posta è indifferente


Ogni tanto i tedeschi mi sorprendono per la loro totale mancanza di senso pratico. Alcune delle cose che noi diamo per scontate in Germania sono semplicemente sconosciute.

Abbiamo già discusso della forma dei cessi e della mancanza del bidet, ma queste sono cose comuni anche ad altre nazioni. Abbiamo accennato alle autostrade, senza limiti di velocità ma non recintate e senza asfalto drenante, che invitano animali e pedoni ad entrare e a essere investiti a velocità folli. Abbiamo anche discusso dei prezzi assurdi del trasporto pubblico, che rende più conveniente usare la macchina, proprio il contrario di quel che dovrebbe essere il trasporto pubblico.

Ma le Poste.

Le Poste tedesche, se ti arriva un pacco a casa e tu non ci sei a ritirarlo e a firmare, te lo tengono in deposito e ti lasciano l'avviso. Normale, come si usa anche in Italia e - spero - da altre parti del mondo.
Solo che in Germania te lo tengono in deposito una settimana, poi lo rispediscono al mittente. Ora, qualcuno di voi mi spieghi che senso ha tutto ciò. Se mi arriva un pacco mentre sono al lavoro, che so, di martedì, ho solo la possibilità del sabato mattina (perché di pomeriggio la Posta è chiusa) per andare se non voglio prendermi un permesso al lavoro. E infatti, file chilometriche fuori dagli uffici postali sono la norma. Ma se sabato mattina non posso? Se sono in ferie fuori città? Se sono in ferie per più di una settimana, come può accadere sotto Natale? Niente, ti attacchi. Se il mittente, bontà sua, te lo vuole rimandare te lo rimanderà, altrimenti ciccia.

In Italia il tempo di deposito è un mese, che ha molto più senso. Posso tornare dalle mie due o tre settimane di ferie e ancora avere il tempo di andare a prendere il mio pacco. Inoltre, le Poste maggiori che tengono il deposito di sabato sono aperte fino a sera. Dopo la prima settimana di deposito, che è gratis, si paga una sciocchezza che mi pare sia 50 centesimi al giorno. Facile come bere un bicchier d'acqua.

Non pensavo che l'avrei mai detto ma: Poste Italiane batte Deutsche Post 1-0.

PS: Tutto ciò per spiegare che se qualcuno di voi mi ha mandato un pacco prima di Natale e se lo vede rimandato indietro, non è colpa mia, sappiatelo. Se era un regalo di Natale e vi è tornato non è perché non m'è piaciuto. Anzi, sono ancora più curioso di sapere cos'è. Rimandatemelo, vi prego. Vi prometto che lo vado a prendere il giorno dopo. Giurin giurello.

lunedì 20 dicembre 2010

Speciale di Natale con Mr. Hankey


Di modi per analizzare la civiltà di un Paese ce ne sono quanti volete. Uno può essere quello che riporto qui a fianco nella mia tagline, riguardo il caffè. Non starò qui a parlare del caffè tedesco perché l'ho preso una volta sola, assaggiato, e versato direttamente nel lavandino. Oggi voglio parlare dei cessi.

Ogni Paese, nello smaltimento dei rifiuti umani, si è attrezzato in maniera diversa, coerente con le proprie inclinazioni. Dei cessi giapponesi, ipertecnologici e pieni di funzioni di cui non sapevi l'esistenza (e di cui non sospettavi l'importanza) finché non ti ci sei seduto sopra, abbiamo già parlato. Quelli americani, se è vero ciò che ci mostrano nei film e in TV, sono pieni d'acqua fino quasi all'orlo in maniera da replicare in maniera rozza e low-tech il bidet incorporato di quelli giapponesi: praticamente caghi e la numero 2 splasha allegramente nell'acqua che, per rimbalzo, ti deterge delicatamente le terga. Ma, sempre se è vero ciò che ci mostrano nei film e in TV, in America ci sono alieni che volano e dinosauri che scorrazzano indisturbati per le città, quindi sospetto - o almeno spero - che il grado di realismo rispetto ai cessi sia più o meno comparabile.

I cessi tedeschi, invece, sono un altro paio di maniche. Per descriverli in maniera accurata ho bisogno che immaginiate quelli italiani, normali, che avete anche voi in casa. Forma svasata in maniera che la numero 2 impatti di striscio con la ceramica e scivoli delicatamente verso l'acqua, molto più in basso. Ragionevolmente pulito, senza vittime.
Bene, ora immaginate che la curva posteriore sia molto più curva, fino a diventare... bè sì, orizzontale, piatta. Lo scarico non è quindi centrato rispetto alla tazza ma si trova davanti. Quindi sostanzialmente tu caghi e la numero 2 rimane lì, adagiata per mostrarsi al mondo in tutta la sua vibrante tridimensionalità. Tiri lo sciacquone e speri che l'acqua che scende abbia abbastanza potenza da trascinare con sé, verso la parte anteriore e quindi lo scarico, tutto quello che trova ma essa arranca, non ci riesce, desiste. Tiri di nuovo lo scarico. Niente. Forse la terza è la volta buona. Talvolta lo è. Talaltra no.

Non so cosa questo mi insegni sul Paese che mi ospita. Forse che non ci si deve vergognare di niente, forse che controllare la salute è importante. O forse solo che i tedeschi sono proprio degli ingegneri di merda.

lunedì 8 novembre 2010

Ho scelto. È Cazzymm'.


Spinozahaus#1 vince. Spinozahaus #2 e #3, appartamenti affiancati nello stesso stabile, perdono per vari motivi, tra cui la relativa lontananza dal lavoro e la generale maggior vetustà.

Spinozahaus#1 vince per abbandono, praticamente. La nuova padrona di casa, invece, nome in codice "Vermieterin" (che vuol dire appunto padrona di casa ma ha molto più significato per me per l'assonanza con la parola italiana "verme"), perde clamorosamente.
Dopo avermi fatto riempire un pruriginoso modulo contenente in pratica tutta la mia vita precedente (dove abitavi prima? perché hai cambiato? chi erano, nome e indirizzo, i tuoi precedenti padroni di casa? sei mai stato giudicato moroso? quanto guadagni? no, davvero, quanto guadagni?) mi risponde in una mail con tono altezzoso e di chi pensa "t'ho sgamato":

l'indirizzo che mi ha dato è quello di un bed & breakfast. Vorrei avere un indirizzo più stabile, magari quello dei suoi genitori.

La mia risposta:

Ci sono 13 appartamenti nello stabile posto in via ********* n° *** a Bologna. Solo uno di essi era un bed & breakfast. E il mio era un altro. L'indirizzo dei miei non servirà.

"Sgamato" sto cazzo, se permetti.

Sarà un anno molto lungo.

giovedì 15 luglio 2010

Tempo sprecato


Una battuta che ho sentito qualche tempo fa:

Ci sono due tizi su un pallone aerostatico, che per un problema finiscono fuori rotta e si perdono. Riescono a manovrare l'aeromobile quel tanto che basta per arrivare a portata di voce di una persona a terra, così gli urlano: "Scusi, ci può dire dove siamo?" Quello ci pensa un po' su e poi, appena prima che il pallone si allontani, urla loro di rimando: "Siete su una mongolfiera!"

Il mondo è pieno di persone così, che hanno la risposta giusta ma che non serve assolutamente a niente (per la cronaca, la barzelletta continuava con i due sulla mongolfiera che arrivavano alla conclusione che per questi motivi il tizio a terra doveva essere un matematico). Uno di questi è il tizio che ha scritto oggi a Severgnini sul Corriere, che punta il dito contro quelli che hanno fretta, che corrono, perché non si "godrebbero il mondo", che "non sono padroni del proprio tempo" perché "il tempo è la vera ricchezza".

Ditemi voi se avete mai letto niente di più banale.

Come se uno poi, provasse piacere a correre tutto il giorno, come se uno non corresse per finire più in fretta quello che è necessario che faccia per dedicarsi di più a quello che vuole fare. "Il massimo segno di volgarità, oggi, è la fretta"; bè, scusami se qualcuno ha di meglio da fare che aspettare i tuoi comodi.
Come quella volta che sono entrato in una tabaccheria cercando un biglietto dell'autobus che partiva di lì a momenti: il proprietario non c'era, era in bagno, o a farsi un panino non lo so, ma c'era una targhetta con scritto: "Se entrate con la fretta, si prega di ritornare con la calma".

Quindi, o tu che scrivi a Severgnini, che hai così tanto tempo da sfruttare... perché non lo usi per pensare prima di scrivere stronzate?

mercoledì 7 luglio 2010

Pesce di babele


Diario del capitano, data astrale 201007.7

Sono passati ormai molti mesi da quando siamo arrivati su questo remoto pianeta. Abbiamo studiato dall'orbita le sue forme di vita e le loro culture, le lingue parlate, e abbiamo testato il nuovo traduttore universale che sembrava funzionare egregiamente. Siamo riusciti a conoscere il nome del pianeta in tutte le loro lingue: in alcune è Zjemlja, con alcune varianti (Zeme, Zjamlja), in altre Maa, in altre ancora Terra o Tierra, in quelle più diffuse Earth, Erde, Jorden e simili.

Eravamo pronti finalmente al primo contatto, volevamo scendere in una piccola città del continente che chiamano Europa, Bologna. Avevamo iniziato la discesa, quando uno dei nostri telescopi ha captato delle immagini che ci hanno rivelato che il nostro traduttore non è ancora a punto, per cui siamo ritornati in orbita e abbiamo iniziato a rivedere la programmazione del traduttore, anche se finora non abbiamo individuato l'errore.

Il telescopio ha mostrato un adulto della specie dominante, chiamata "umani", strattonare con forza un cucciolo della stessa specie ("bambini", li chiamano), dell'apparente età di circa 6 o 7 rivoluzioni terrestri. Alla fine l'adulto ha preso di peso, sollevandolo per un braccio, il cucciolo, terrorizzato e piangente, e l'ha portato via con sé. Alla scena hanno assistito molti altri adulti che non hanno fatto niente, compreso un giovane esemplare che portava le insegne distintive di una organizzazione, che il nostro traduttore ha tradotto come "Save the children", cioè "Salviamo i bambini".

Ovviamente il nostro traduttore ha dei problemi, non può essere la traduzione giusta.
Non possiamo rischiare il contatto senza il traduttore messo a punto, rischieremmo un'incomprensione interstellare. Se non riusciremo a trovare l'errore saremo costretti a partire, per sempre.

Qui il capitano, passo e chiudo.

giovedì 24 giugno 2010

Another modest proposal


Dell'eliminazione dell'Italia mi importa davvero poco, anche se ho trovato fastidiosa più di altre volte la tattica di "perder tempo" messa in atto dagli slovacchi a pochi minuti dalla fine: sostituzioni su sostituzioni, gente che si rotola per terra senza motivo...

Una domanda a Blatter, promotore dei cambiamenti più inutili delle regole del calcio (golden gol, silver gol, il portiere che non può prendere la palla con le mani ecc ecc): sarebbe davvero così assurdo mettere il tempo effettivo di gioco come in tutti gli altri sport che si rispettino? Basket, pallanuoto, football americano, hockey, pallamano, tutte hanno il tempo effettivo. Magari non metti 90 minuti di tempo effettivo, ma che so, 60, 50. Due tempi da 25 minuti di tempo effettivo. Fai una sostituzione? Stop al tempo. Ti fai male? Stop al tempo, entri in campo la barella. Vuoi perder tempo? Lo fai con la palla tra i piedi, non con questi mezzucci indegni.

mercoledì 9 giugno 2010

L'uomo senza microfono


Alcuni giorni fa me ne sono andato in piazza a sentire un po' di musica dal vivo, e purtroppo sono stato spettatore di uno dei discorsi più assurdi che abbia mai sentito. Ometterò nomi luoghi e date perché nessuno si senta offeso (tanto poi chi si deve sentire offeso si sentirà offeso comunque, mi spiace ma devo dire quello che penso).

Praticamente tra una canzone e l'altra un tizio viene invitato sul palco a parlare a nome di una associazione. Il discorso più o meno è questo:

L'altra sera, in una via qui vicina (nota via di locali, NdSpino), è successo un fatto GRA-VIS-SI-MO. I carabineri hanno mandato via un gruppo di persone che pacificamente stavano godendosi una serata all'aperto, chiacchierando e bevendo. Sono stati chiamati da quei parrucconi che vivono lì vicino, che vogliono toglierci la possibilità di divertirci, perché sono fascisti... voglio dire, se uno compra una casa allo stadio, per esempio, che costa pure poco, mica può pretendere il silenzio durante le partite! Stanno togliendo la vita a questa città... ecc ecc

Ero sbalordito, non potevo credere alle mie orecchie. Sono anche sbottato in un "ma che cazzo di discorso è?", ma quando un uomo senza microfono incontra un uomo col microfono, l'uomo senza microfono è un uomo muto.

Con che coraggio si può chiamare una scemenza del genere un fatto "GRA-VIS-SI-MO"? Gravissimo è un omicidio, la perdita del lavoro, la mafia. Davvero una nottata di festa interrotta è un fatto gravissimo? Se sto tizio pensa davvero che il fascismo sia questo, bè, non so che dire.

Una cosa è certa, però: tra un gruppo di bamboccioni che piange perché vuol divertirsi tutta la notte, coi soldi di papà magari, e la polizia non glielo permette, e i residenti delle case vicine che vogliono dormire, perché la mattina si alzano presto per andare a spaccarsi la schiena in fabbrica, per pagare il mutuo o l'affitto di quelle case che costano poco, solo perché sono le uniche che possono permettersi, insomma tra i borghesi e i lavoratori, io starò SEMPRE con i lavoratori.

giovedì 27 maggio 2010

Messaggio di servizio

Per colpa di qualche imbecille che posta stronzate sul mio blog, ho introdotto la moderazione dei commenti. Mi spiace che per un cretino ci rimettano tutti, ma non voglio far entrare merda nel mio blog. Vi prometto che validerò i vostri commenti il prima possibile.

Caro tu sai chi, che mi hai scritto tre volte per scrivere insulti, rivolgiti pure altrove. Non so chi sei e non me ne frega niente, così come non sai chi sono io e non dovrebbe fregartene niente di quel che scrivo. A quanto pare non è così, quindi vai a vomitare altrove, grazie.

Non ho mai detto di esser democratico, qua comando io.

mercoledì 26 maggio 2010

Perso


Tutto ciò ha del mistico. Dopo sei anni di Lost penso di conoscere molto meglio la natura umana, di capire meglio ciò che ho intorno.

Ho capito che basta confezionare una merda in carta colorata per far sì che la gente la mangi. Ho capito che per fare lo sceneggiatore non è assolutamente richiesto sapere come chiudere una storia, basta saperla aprire. Ho capito che la gente è contenta di farsi prendere per il culo. Ho capito il medioevo prossimo venturo, dal momento che nell'eterna diatriba "scienza vs. fede" la gente sceglierà sempre la fede. Ho capito che quando non sai cosa fare, o il perché lo fai, basta mettersi su una faccia decisa e dire "fidati di me", ché la gente ti seguirà.

E io tremo. Tremo perché dopo aver seppellito Star Trek e Lost, Abrams seppellirà anche Fringe.

PS: Per una lista dettagliata di ciò che doveva essere, e non è stato, rivolgersi a Leetah.

lunedì 17 maggio 2010

Regime (ipocalorico)


Che siamo vittime di un regime, questo lo si sa da tempo. Non c'è scelta, non ci sono possibilità, non c'è veramente il libero arbitrio.

Alcune volte è un bene: il fatto di poter votare solo esseri umani ci preserva dalla possibilità di scegliere un montone alla Presidenza del Consiglio. Anche se, ora che mi ci fate pensare, non sono sicuro che un montone non sia davvero alla Presidenza del Consiglio. E sono sicuro che nella Costituzione Italiana non ci sia il riferimento esplicito all'essere umano. E neanche nel codice civile: si è arrivati al paradosso che potremmo sposarci un furetto, purché del sesso opposto, ma non un essere umano dello stesso sesso. Ma sto divagando.

Altre volte è la libertà di scelta a esser deleteria: non si capisce altrimenti come definire il tortellino con la panna, o i jeans infilati dentro gli stivali, o Hanna Montana. Jabès disse una volta:

Che differenza corre tra scegliere ed essere scelto quando non possiamo fare altro che sottometterci alla scelta?

Nonostante la palese incongruenza sintattica, e la conseguente completa mancanza di senso (la differenza c'è e come: se scelgo non mi sottometto alla scelta, sono io che la sottometto), Jabès ha avuto la libertà di dire questa frase. Non sono completamente sicuro che sia stato un bene per l'umanità, o anche solo per lui, ma per il momento lasciamo correre.

Non so cosa sia la libertà. Di certo libertà non è partecipazione: se sono libero, devo anche essere libero anche di non partecipare (facoltà di cui mi avvalgo più che volentieri).

Per ora, la definizione di libertà che più mi trova d'accordo è questa:

Libertà è poter trovare al supermercato succo d'arance rosse non zuccherato, e non solo succo d'arance bionde non zuccherato o succo d'arance rosse zuccherato.

Regime. Regime.

domenica 9 maggio 2010

Calcoli gratis


Sentitamente ringrazio l'acquedotto di Bologna, per essere riuscito in questi anni a erogare qualche particella di H2O insieme all'usuale mare di CaCO3. La sessione di restauro della vasca da bagno (perché non si può parlare di mera pulizia) era ampiamente risparmiabile: i cacciaviti dovrebbero servire a cacciare le viti, non a grattare via carbonato di calcio dal metacrilato. Così come la schiena umana dovrebbe servire a scopi altri rispetto allo stare curvi sulla vasca per lunghi periodi di tempo: difatti, se usata impropriamente, essa esigerà vendetta sul povero possessore della detta schiena.

E pensare che l'acqua del rubinetto vorrebbero persino farcela bere...

mercoledì 21 aprile 2010

Le parole sono importanti


Benedetto XVI: "A Malta ho condiviso
il dolore delle vittime dei pedofili
"
Nel senso che se lo è fatto schiaffare in culo anche lui?

E scusate le volgarità... eventuali, (perché sennò significa che volevi essere volgare e non ci sei riuscito)