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martedì 5 aprile 2011

There's no life before Eiskaffee (grande)


In una gelateria di Bad Tölz, sabato scorso.

Sono quasi tentato di cambiare il nome della testata.

martedì 11 gennaio 2011

Bang Meeting 2010


Pubblico i risultati del Christmas Bang Meeting 2010, dall'intrigante titolo "I soliti idioti". Uno dei pochi meeting in cui lo sceriffo ha sempre vinto - tranne una notevole eccezione. Pagelle pagelline per i nostri pistoleri:

1. Undead, 2500 punti/partita (5 giocate, 12500 punti totali). Un exploit straordinario e inaspettato per il ciarliero non morto, che giunge dalla lontana California del Nord per intontire di parole e bang i poveri malcapitati. Rimane vivo una volta sola, ma è quella giusta: alla terza partita da rinnegato riesce ad aver ragione dello sceriffo Weissbier Claus the Saint, che finisce la partita - con una mossa invero azzardata - cambiando il proprio Avatar in Apache Kid. Vince un'altra partita come vice - morto - dello sceriffo Frogbite, e stravince così il torneo. Debordante.

2. pari merito The Clown e Burrfoot con 1650 punti/partita (4 giocate, 6600 punti totali). The Clown vince le prime due partite entrambe come vice vivo, accanendosi nella seconda partita con una certa dose di piacere sul suo vicino CoolHand, che non arriva neanche a giocare. Sadico. Burrfoot si palesa alla seconda partita e subito sbanca il jackpot vincendo da sceriffo senza fare assolutamente niente, ma alla terza partita è stavolta costretto da CoolHand alla resa anticipata. Vince anche l'ultima partita come vice morto dello sceriffo Negroparty, e si porta così a casa la pagnotta. Pigro.

4. Lagoongirl, anch'ella con 1650 punti/partita ma solo 2 partite giocate (3300 punti totali). Dopo le prime due partite da esterna (in coppia con lo sventurato Weissbier) gioca due partite da vice e ne vince una. Poi va a fare shopping, e di lei si perdono le tracce fino alla cena. Distratta.

5. Negroparty con 1560 punti/partita (5 giocate, 7800 punti totali). Chi prevedeva per il Negroparty una vittora schiacciante con risa di scherno all'indirizzo degli altri giocatori e sfoggio di negri è stato parzialmente deluso. La condotta di gara è stata quella solita Negroparty (wells fargo, birre, cose) e le due vittorie da sceriffo e da vice non sono poche. Da notare che, per punteggio globale, sarebbe secondo solo a Undead: lo penalizza la partita in più giocata rispetto a The Clown e Burrfoot. Da rivedere.

6. Ratwoman con 1050 punti/partita (2 giocate, 2100 punti totali). Morta in entrambe le partite, riesce però a vincere la prima come vice di CoolHand sceriffo. Dopo la seconda partita, anch'ella scompare misteriosamente. Leggera.

7. pari merito Frogbite e CoolHand con 900 punti/partita (5 giocate, 4500 punti totali). Entrambi possono vantare una sola vittoria da sceriffo, ma il Mangiarane arriva veramente vicino al colpaccio all'ultima partita: arriva da rinnegato al duello con lo sceriffo Negroparty, ma il dead man riporta in vita un terzo giocatore e Frogbite muore poco dopo, rimanendo così a bocca asciutta. Sfortunato. Di CoolHand poco da dire: vince la prima partita da sceriffo, promettendo grandi cose, scompare in breve da tutte le altre, non mantenendo le promesse. Mentitore.

9. e ultimo, solitario, Weissbier con 160 punti/partita (5 giocate, 800 totali). Sempre morto, ottiene la poco invidiabile palma di esser stato l'unico sceriffo ad esser sconfitto (anche se con un certo qual onore, al duello finale col rinnegato Undead). Non pervenuto.

Menzione speciale per il Renegade, in trasferta in terra americana per imparare l'uso dei cavalli, in collegamento audio-video transoceanico via skype. È stato perfino fatto un tentativo per il gioco in remoto, ma l'impossibilità della webcam di fornirgli un'immagine del campo di gioco lo ha convinto a desistere. Non che di persona abbia mai avuto una visuale del gioco più chiara, ma tant'è. Per il tentativo, su proposta del Clown, gli vengono assegnati 200 punti, più di quelli di Weissbier.

giovedì 25 novembre 2010

Pensiero profondo


Lo sapevo che Spinozahaus#1 sarebbe stata la casa giusta. Me ne dovevo rendere conto prima, però, non appena mi dissero che il numero dell'appartamento (in foto, la mia cassetta della posta) è la Risposta alla Domanda Fondamentale. E non devo neanche aspettare 10 milioni di anni.

venerdì 4 giugno 2010

Tutto il viaggio minuto per minuto

Ed eccoci ritornati all'ovile dopo una sei giorni spettacolare in Alto Adige. Resoconto giorno per giorno:




  1. giro per Vipiteno. Vipiteno non è una città, né un paese. È una via. Inizia come "città alta", prosegue come "piazza città", finisce come "città bassa". Nient'altro. Quelli dei Borghi più belli d'Italia sono stati piuttosto generosi nell'includerla, comunque lo struscio è piuttosto piacevole, anche se discretamente solitario dato il periodo dell'anno. I posti dove mangiare sono pochi, anche se il vantaggio innegabile rispetto al resto della Penisola è che le porzioni sono doppie e il prezzo è la metà.



  2. sentiero del Gilfenklamm. Sentiero facile ma spettacolare, immerso nel verde all'inizio e poi incastonato dentro una gola strettissima percorsa da un torrente impetuoso, con passerelle e ponti e acqua rombante. Sicuramente da fare se siete in zona. Ritorno poi tramite un altro sentiero, in mezzo ad una fitta foresta.


  3. Mattina e sera a Chiusa, altro dei Borghi più belli d'Italia, posizione stavolta meritata. Anche qui il centro storico è poco più di una via, ma la posizione (nella stretta valle dell'Isarco), il monastero Sabiona che domina su uno sperone di roccia, l'atmosfera sono sicuramente un'altra cosa. Pomeriggio con gli amici astromat e cernia-hlodowig a Vipiteno, e a mangiare carne di cervo in una spettacolare trattoria a Campo di Trens.



  4. giro della val Venosta. Partendo da Vipiteno le opzioni sono due: o aggirare il Sarentino in autostrada fino a Bolzano e poi in superstrada fino a Merano, o attraversarlo tramite il passo di Monte Giovo, a 2090 m. Basandovi sulla foto sopra, secondo voi cosa abbiamo scelto? Passare dai 15 gradi di Vipiteno ai -2 del passo ai 24 di Merano, in poco più di un'ora, non ha prezzo. Comunque, arrivo a Glorenza, terzo dei Borghi più belli d'Italia, anche questo meritato. Mura di cinta completamente conservate, passerelle di guardia, porte della città intatte. Vago sentore coloniale spagnolo, chissà poi perché: muri bianchi, portici bassi. Il giro poi continua verso il passo Resia, col campanile del vecchio paese che spunta dal lago artificiale, breve sconfinamento a Nodrio in Austria, e ritorno, stavolta però con la comoda autostrada, non prima di una sosta a Foresta per birra e brezel allo stabilimento della Forst.


  5. escursione sul Monte Cavallo/Rosskopf, il monte che sovrasta Vipiteno. Esosissima salita in cabinovia, approdo a 1800 m, primo sentiero per scaldarci in falsopiano, verso il laghetto del Monte Cavallo e più oltre, su un largo crinale per arrivare al giogo di Flanes e godere dello spettacolo... dei ripetitori televisivi. Ritorno, pranzo al rifugio e poi l'idea: salire in cima al Monte Cavallo, 400 m più su. Detto, fatto, passando per un erto sentiero su uno stretto crinale, dopo un'ora si arriva in vetta (foto). Spettacolo totale, ma vertigini assicurate.


  6. Ritorno verso casa, passando per Molveno e il suo lago, poi per San Lorenzo in Banale, quarto dei Borghi più belli d'Italia ma assolutamente immeritato: la guida riporta come il nome "Banale" derivi da un tipo di servitù medievale (come il Banato e la Banovina nei Balcani), ma io sospetto invece trattarsi di semplice attributo qualificativo. In seguito discesa e fermata al bel lago di Tenno (sopra), tentativo infruttuoso, causa delirio di persone, di fermarsi a Riva del Garda per un bombolone da Susy e proseguimento sulla Gardesana Occidentale, fino a Brescia, e poi ripartenza per Bologna.

giovedì 27 maggio 2010

Yogurt fresco


Da domani, e fino a martedì, Spinoza e Picciula si teletrasportano (see magari) all'estero, in particolare a Vipiteno. Previsioni non annunciano che pioggia, le nostre ambite camminate in montagna sono a rischio, ma vedremo.

See you soon!

venerdì 14 maggio 2010

Varie et eventuali

Ci sono cose che non hanno prezzo:

  • vedere, in zona universitaria, un ragazzo in infradito, pantaloncini e maglione di lana oversize fatto a mano, e indovinare all'istante trattarsi di un americano;
  • ritirare in ufficio dottorato i giudizi della commissione d'esame, e leggere che le ricerche sono "sufficientemente originali" (l'oggetto della ricerca era stato deciso dal mio capo), mentre le metodologie (sviluppate da me) appaiono "innovative e analizzate con buon senso critico", e ridere come uno scemo in mezzo alla strada pensando "alla faccia tua";
  • approntare i documenti per un concorso, e essere costretto a inserire la lista dei documenti e un'altra lista che comprenda anche la lista dei documenti, e così via all'infinito.
Per tutto il resto...

domenica 3 gennaio 2010

Neujahrsfest


Di ritorno dal Capodanno a Monaco di Baviera. Spettacolo, grazie a Picciula, Hlodowig e Astromat.

Alcune considerazioni:
  • gli unici stranieri, in giro per strada, erano italiani. Una marea. Sarà la vicinanza, sarà quello che ti pare, ma non ho sentito nessuno parlare inglese, o spagnolo, o francese, o slavo. Solo italiano. Invadente.
  • gli italiani all'estero (ma non sono sicuro che "all'estero" sia essenziale) sarebbero da fucilare. All'Hofbräuhaus facevano un casino bestiale, e i camerieri che passavano e si trovavano degli ebeti in mezzo alle palle gridavano "attenzione", in italiano. Umiliante.
  • non per cause proprie, la cosa più antica della città probabilmente ero io. La Rathaus, che sembra gotica antica, in realtà è del 1909. Tutta la città è stata praticamente rasa al suolo durante la guerra, e tutto è stato ricostruito praticamente uguale. Questo non giustifica, però, il guardare allo showroom della BMW come a una meraviglia dell'architettura, che la Cernia mi perdoni. È un mostro di acciaio e cemento, contorto come in preda alle convulsioni, che incita a distogliere lo sguardo piuttosto che a fissarlo. Ma forse sarò io, che reputo tutto quello costruito dopo il 1900 degno solo di essere abbattuto. Agghiacciante.
  • l'Englischer Garten, di sera, fa abbastanza paura. La prima cosa che ti viene in mente è "stai lontano dalla brughiera", come in "Un lupo mannaro americano a Londra". Il che, per un Giardino Inglese, è abbastanza appropriato. Meno appropriata forse è la Chinesischer Turm, la Torre Cinese, che con gli inglesi non ci azzecca niente. Sia come sia, l'importante alla Torre Cinese è avere assaggiato il panino col leberkäse. Era uno dei miei punti d'onore, e i punti d'onore vanno rispettati, altrimenti poi uno si pente - come di essere andato in Sicilia e non aver mangiato il panino con la meusa, giusto in tema di panini. Delizioso.
  • l'omino dell'ascensore turbo dell'Olympiaturm, la Torre Olimpica. Gli italiani nell'ascensore erano tutti frizzi e lazzi per la bassa statura dell'omino ("dev'essere per via dell'alta decelerazione in discesa, si comprime per quello"), ignorando completamente che a) l'omino avrebbe potuto conoscere l'italiano e rimanerci male e b) la teoria è sbagliata, perché l'alta decelerazione in salita avrebbe dovuto stirarlo verso l'alto, così che in media avrebbe dovuto avere un'altezza normale. Ignoranti.
  • leggera delusione per i pannelli all'interno dell'ascensore. Mostravano altezza e velocità istantanea dell'ascensore (in m/s, fortunatamente, viva il Sistema Internazionale), ma mancavano dell'accelerazione istantanea. Non chiedevo m/s^2, al limite anche in unità g andava bene, ma niente. Sciatti.
  • Monaco a Capodanno non ha nulla da invidiare a Napoli a Capodanno, o a Beirut in ogni altro periodo dell'anno. Un'ora di botti micidiali da generare un nebbione fumoso bello denso, che si è depositato solo dopo un'altra ora. Geniali le lanterne-palloni aerostatici che l'astromat, der pilger e altri hanno lanciato, sulle cui istruzioni era riportato di contattare l'aviazione prima del lancio. Mi aspettavo da un momento all'altro gli aeroplani della Luftwaffe alzarsi in volo e tentare di intercettare questi invasori lucenti, ma invano. Pigri.
  • cenone misto italo-bavarese, con risotto al Teroldego (da diventare fan su Facebook) e tagliatelle al salmone e zucchine, salsicce e spezzatino, pan di molche trentino, vino Verdicchio marchigiano e birra bavarese. Stomaci disorientati per la gran quantità di sapori diversi, così tanti da non sembrare neanche sazio. E da mangiare ancora. Ingordi.
  • andare e tornare, due viaggi della speranza. Bufera di neve al Brennero all'andata (dio salvi le gomme termiche, e mio babbo che mi ha suggerito di montarle), 5 ore di code al ritorno, tra Germania e Italia. Uno si figura le code come un fenomeno solo italiano, ma 50km di coda tra Monaco e il confine austriaco di fanno cambiare idea. Devastante.

venerdì 11 dicembre 2009

Come Proust



Ora mi prenderete per il culo fino alla morte.

Da solo nel mio ufficio, mi sto ascoltando le canzoni dei cartoni animati della mia infanzia, specie quelle cantate dai grandissimi Cavalieri del Re. Una cosa simpatica, tornare indietro con la memoria, divertente, leggera.
Ho messo questa qui sopra, dal cartone del libro Cuore, curioso perché non la ricordavo.

Al secondo verso già piangevo, letteralmente, come un vitello, senza ritegno. Ho dovuto interrompere, non sono riuscito a sostenerla.

venerdì 18 settembre 2009

Spleen, o dell'avere il cervello come un colapasta



Non vivo più, non ce la faccio più. Ogni tanto ci ripenso, da anni, ma poi lo rimetto in un cassettino della mente e tento di non guardarci più, di andare avanti con la mia vita, come se niente fosse, ma no, lui torna fuori e mi assilla, mi mangia il cervello, e io non so, non ricordo, non c'ero.

Saranno passati vent'anni? Tutto quello che ricordo è una giornata d'inverno, forse addirittura con la neve; mia mamma che stirava in cucina; io e mia sorella seduti in cucina a bere cioccolata calda e a guardare un cartone animato, o forse era un animazione tridimensionale a passo uno, come la plastilina, non ricordo. Della sigla ricordo una sola frase, e anche male: "Degli elefanti è il reeee!" oppure "Eeee l'elefante è il reeeee!"

Aiutatemi, vi prego... che cartone era? Come si chiamava, un indizio, un lampo, qualcosa. Non fatemi morire senza sapere come cazzo si chiamava quel cartone.

PS: non cercate su Google, è inutile, non si trova niente.
PPS: non è Babar, zero, il primo che mi dice Babar gli taglio una mano e la vendo su ebay.

lunedì 24 agosto 2009

Vacanze d'acqua


Tornato a Bologna dopo due splendidi giorni al Lago d'Iseo e una mattinata faticosa ma appagante su per il sentiero delle Cascate del Serio. Alcune considerazioni:

  • i dialetti bresciano e bergamasco (non vi incazzate, a me paiono identici anche se sono sicuro che non lo siano), per la loro quantità di aspirate e vocali strane, sono più vicine all'arabo che all'italiano. I leghisti dovrebbero riflettere su questo;
  • la strada Sebina Occidentale, che costeggia il lago d'Iseo sulla sponda bergamasca, è incantevole e meravigliosa ma già che c'erano, se la facevano un po' più larga, non mi sarebbe dispiaciuto;
  • il traghetto per Monte Isola ha il più alto rapporto costo/lunghezza di viaggio che mi viene in mente: 1,90€ per neanche 5 minuti di tragitto. Anche il tandem a noleggio sull'isola, 7€/ora, non scherza comunque;
  • ecco, il tandem: qualora vogliate buttarvi in questa esperienza, sappiate che la comunicazione con l'altra persona è essenziale. Se siete davanti bastano un "sto per frenare", "lascio i pedali", "ricomincio a pedalare" e il viaggio andrà liscio;
  • se fate il bagno nel lago è normale che l'acqua che berrete a ogni bracciata non sia salata. Non vi preoccupate, non è un problema delle vostre papille gustative;
  • se volete andare a visitare le Cascate del Serio, assicuratevi di arrivare per tempo: rischiate di fare più strada tra il punto dove avete parcheggiato e l'inizio del sentiero che tra l'inizio e la fine del sentiero.

martedì 30 giugno 2009

C'è di tutto in me


Visto che ormai è una settimana che son tornato, direi di finire qui con i post Japan-related e dal prossimo tornare alla vita di tutti i giorni.

Quest'ultimo post riguarderà i vari modi di declinare i controlli di sicurezza e gli imbarchi nei vari aeroporti coinvolti nel viaggio:
  • Aeroporto Marsiglia-Provenza: come ho già avuto modo di rimarcare in un precedente post, nessuno parla inglese (tranne la ragazza del check-in Lufthansa, ovviamente tedesca). L'omino del controllo bagagli insisteva a dirmi che la valigia sarebbe stata recapitata alla "finàl destinesc", con mio sommo stupore: quando poi ho realizzato non ho potuto esimermi dall'esclamare a voce alta "AH! FAINAL DESTINESCION!", umiliandolo di fronte a mezza aviazione. Al controllo personale c'era una signorina, che al mio "I have a laptop in my backpack, should I pull it out and turn it on?" (Ho un portatile nello zaino, devo tirarlo fuori e accenderlo?) mi ha lanciato uno sguardo smarrito e ha esclamato zoppicante: "No spik inglish". "Annamo bbène", ha pensato la Sora Lella che è in me. Al che la signorina, ripetendo a memoria la lezioncina, mi ha detto: "Please teik out ze compiutèr". Il goonie che è in me ha pensato: "Tracobbetto, e io che ho detto?".
  • Aeroporto Tokyo-Narita (in arrivo): appena prima della dogana un bel cartello: "Vi stiamo prendendo la temperatura corporea con un termografo a distanza!". Il Nanni Loy che è in me non ha potuto che pensare "Sorridi! Sei su Candid Camera!". Appena dopo solerti signorine giapponesi ci esortavano a consegnare i moduli che ci avevano dato sull'aereo: modulo contro l'influenza suina (con domande del tipo "accusi sintomi febbrili?" - sì che t'oo vengo a dì - "sei venuto a contatto con gente proveniente da Messico Usa o Canada?" - e che cazzo ne so?), modulo delle importazioni (stai importando quanti soldi? carne? animali vivi?), modulo "dimmi dove sei" (quando riparti? qual è il tuo albergo? quanto tempo stai? studio lavoro o turismo?). Dopo circa una dozzina di controlli passaporto sei finalmente in Giappone.
  • Aeroporto Tokyo-Haneda: essendo un aeroporto principalmente di voli interni i controlli di sicurezza sono abbastanza rilassati, ti fanno portare come bagaglio a mano anche dentifrici, deodoranti e saponi liquidi di grande formato. Nota positiva: invece di costringerti a sbarazzarti della bottiglietta d'acqua la fanno passare su un dispositivo che ne accerta la natura. Se è ok te la ridanno e la puoi portare con te. Ora, non so bene come faccia una sola apparecchiatura a discernere acqua pura da acqua mescolata con vari milioni di tipi diversi di veleni: il malfidato che è in me sospetta che sia un po' una mistificazione.
  • Aeroporto Tokyo-Narita (in partenza): per uscire dal Paese non ci sono praticamente controlli. Tappeto rosso, e "caro turista, ci ha fatto piacere averti con noi ma è giunta veramente l'ora che ti scavi dai maroni", il leghista che è in me pensa.
  • Aeroporto Francoforte sul Meno: in ossequio alla loro fama, i tedeschi sono bruschi. "Sì, d'accordo, hanno smesso di bruciare gente nella camera a gas, ma è evidente che si stanno trattenendo con difficoltà", pensa l'ebreo che è in me. La signorina delle informazioni mi manda alle macchinette del check-in in maniera piuttosto brusca. "Sì ma io avrei bisogno di un umano, perché non ricordo il numero del volo", cerco di difendermi. "Non c'è. Vada alle macchinette, se è in difficoltà chiede a quel signore, vede quello là in uniforme?". "È inutile che mi tratta come un bambino di due anni", pensa risentito il bambino di due anni che è in me. Controllo personale con 20 metal detector e quaranta energumeni che si agitano come dannati. Arriva il mio turno (ormai ho imparato) mi tolgo lo zaino, tolgo il pc dallo zaino, tolgo il marsupio, la giacca, perfino la cintura dei pantaloni che aveva suonato a suo tempo a Marsiglia. Passo sotto il detector, silenzio di paradiso. Allora riprendo la cintura, riprendo la giacca, riprendo il marsupio, faccio per riprendere lo zaino e l'energumeno mi abbaia contro qualche bestemmione in tedesco, con gli occhi iniettati di sangue. Mi blocco, e il lemming che è in me pensa "se rimango sufficientemente immobile non mi vedrà, la sua visione è basata sul movimento". "ENGLISH?", mi fa. "Y-yes", balbetto. "DON'T TOUCH! OPEN IT!". Sorvolando sull'evidente contraddizione (come faccio ad aprirlo se non lo posso toccare?), comincio ad aprire lo zaino e l'energumeno ci affonda le braccione tozze come se ci fossero state monete d'oro. Tira fuori tutto, TUTTO: il cavo del pc, il caricabatterie del cellulare, TUTTE le ricevute dei ristoranti giapponesi, TUTTI gli articoli scientifici che avevo con me, il libro del Silmarillion in italiano (e si mette persino a leggerlo!! - "leggi leggi", fa il Frodo che è in me, "vediamo cosa capisci di Feanor figlio di Finwe"), le salviettine fresh&clean. Fortuna che avevo tolto il tagliaunghie, altrimenti credo che mi avrebbe sparato a vista. Dopo 5 minuti buoni mi manda via in malo modo, e a quel punto un bel "MA VAFFANCULO" in italiano se l'era già meritato tutto.
  • Aeroporto G.Marconi Bologna: il nulla più assoluto.

venerdì 26 giugno 2009

Nippon banzai



Meglio concentrare le forze su altre impressioni sparse del Giappone:
  • come dice il buon Jack, trovare un cestino della spazzatura in Giappone è una ricerca psico-filosofica: devi cercare dentro di te prima che fuori. Sì perché i cestini giapponesi sono pochissimi, piazzati nei posti meno probabili e rigorosamente differenziati ma in maniera totalmente random. All'università di Matsuyama c'erano 6 o 7 raccoglitori diversi, scritti ovviamente solo in giapponese e con disegnini esplicativi della chiarezza di un articolo sulla rottura spontanea della simmetria in fisica della particelle. Il prodotto netto di tutto ciò era una marea di astronomi occidentali con le tasche rigonfie di rusco alla ricerca perenne di un pertugio che assomigliasse vagamente a un bidone.
  • un alieno che atterrasse nel centro di Kyoto, a metà giugno, e tirasse fuori il congegno analizzatore della composizione atmosferica, ne ricaverebbe che l'atmosfera terrestre è composta di acqua, con tracce di azoto e ossigeno molecolari. La prossima volta che mi lamenterò dell'umidità di Bologna siete autorizzati a frustarmi con lo swiffer dei preti shintoisti. Ora che son tornato mi sembra di vivere nel deserto del Namib.
  • i giapponesi si applicano con dedizione a lavori che nella maggior parte del mondo occidentale, specie in Italia, produrrebbero entusiasmo pari al guardare un muro verniciato che si asciuga. Solo là puoi vedere parcheggiatori che dirigono il traffico di una automobile in un parcheggio deserto, utilizzando gli stessi tool e le stesse movenze di un direttore di volo su una portaerei, o il ferroviere dello Shinkansen della stazione di Shinagawa (ritratto qui sopra) che soleva ripetere gesti dai significati ormai oscuri, probabilmente legati al passaggio delle stagioni e al modo più tradizionale di cucinare gli udon in brodo.
  • non ve ne abbiate a male, giapponesi all'ascolto: il vostro cibo è ottimo, ma i dolci sono terribili. Voglio dire, può sembrare strano mangiare pesce crudo, alghe di mare e fave al posto delle arachidi per accompagnare un drink, ma almeno sono buoni. Al di là del gelato al tè verde, invece, l'idea che il 90% dei dolci sia composto da fagioli rossi dovrebbe far capire quanto le papille gustative deputate al sapore dolce nel giapponese medio non siano posizionate sulla lingua, ma probabilmente in qualche posto intermedio tra il padiglione auricolare e l'occipite.

sabato 20 giugno 2009

Gastrite made in Japan


Sarà la nostalgia di casa, sarà che ho cambiato 5 hotel in 12 giorni (e ne ho avanti a me ancora altri 2), sarà che ho preso 3 aerei in un giorno, sarà che sono stato in due paesi di cui non capisco lingua e costumi e in cui l'inglese è largamente sconosciuto ma mi sto un pochino stressando.
Specie dieci minuti fa, quando non riuscivo a uscire dal bagno dell'hotel. Panico, "oddio adesso rimango bloccato qua, nessuno mi ritrova, morirò qua dentro". Per poi scoprire che stavo tentando di uscire tenendo premuto il bottone del chiuso a chiave.
Che gastrite che m'è venuta.

mercoledì 17 giugno 2009

Giapponesi, o del mondo alla rovescia


Prima di tutto un disclaimer: so che alcuni giapponesi, come Yuichiro, leggono il mio blog e non vorrei che si facessero una cattiva idea di quello che sto per dire. La gente è meravigliosa, il posto pure e mi sto divertendo da morire.

Vorrei solo condividere con voi qualche pensiero sui giapponesi.
  • per quel che riguarda il confronto con gli usi occidentali, potrebbero tranquillamente venire da Marte (e viceversa, ovviamente). Quello che da noi è permesso qua è almeno "sconsigliato" (soffiarsi il naso a tavola, riempirsi il bicchiere da soli, cose così); si passa la maggior parte del tempo a tentare di muoversi il meno possibile, per evitare qualsiasi insulto involontario. Ma ovviamente c'è anche il viceversa: mangiare in una ramen house è un'esperienza sonora oltre che gustativa, visto che il tagliolino in brodo giapponese esige il risucchio.
  • i giapponesi sono un popolo molto longevo, probabilmente il più longevo del mondo (esclusi i sardi che, in quanto ovviamente non italiani, sono considerati popolo a parte). Arrivano a età ragguardevoli, ma ci arrivano storti come pochi: non ho ancora visto un over 80 con la schiena dritta. Dev'essere per via del saluto/ringraziamento tipico che è composto da una serie di inchini: alla lunga segnano.
  • ragazze giapponesi carine sono frequenti come una supernova nella Via Lattea: molto spesso hanno le gambe storte, e l'utilizzo frequente da parte loro del famigerato "gambaletto antistupro" contribuisce a non renderle particolarmente appealing.
  • i giapponesi hanno passato gli ultimi tremila anni della loro storia tentando in tutte le maniere di complicarsi la vita: non sono hanno un sistema di ideogrammi composto da migliaia di simboli, ma non contenti hanno altri due sistemi di alfabeti, che vengono usati in disparate situazioni che non mi sono ancora molto chiare. Le bacchette, inoltre, sono il sistema meno pratico che mi viene in mente per mangiare (eccetto, forse, una ruota dentata o un robot di Voltron): provate a mangiarci il ramen in brodo, se ci riuscite vincete una bambolina a forma di Takeshi Kitano.
  • l'inglese parlato dalla stragrande maggioranza della popolazione giapponese assomiglia molto alla verginità di Milly d'Abbraccio: solo uno l'ha vista, tanto tempo fa, e nessuno se ne ricorda più.
  • i giapponesi sono educati in maniera quasi parossistica. Quasi ogni frase è un saluto, un "prego", un "mi scusi". In Francia, ad esempio, per ottenere qualcosa è d'obbligo il saluto; in Italia, di solito, non ottieni niente neanche con quello.
  • il cibo giapponese è ottimo, ma di solito è sempre quello, colazione, pranzo e cena. Abbiamo provato con la Matrioska un paio di volte ad andare a fare la colazione giapponese (zuppa di miso, pesce, tè verde), ma abbiamo sempre deciso di spostarla semplicemente di 5 ore e chiamarla "pranzo".

martedì 16 giugno 2009

Attenti al cappello


Ok, ho appena fatta la mia presentazione, ora sono più tranquillo. Devo dire che in passato, per una cosa del genere, sarei stato male per almeno una settimana prima; stavolta mi sono agitato solo un'ora prima. Pare che sia andata bene, perfino il boss della collaborazione allargata mi ha fatto una domanda, quale onore. So che un altro mi sta cercando per chiedermi, riguardo al mio talk, "and so what?", così lo sto evitando con cura. Indossa sempre un cappello giallo, evitarlo dovrebbe essere semplice.

Ieri sera mega-ricevimento di benvenuto all'ANA Hotel. Sì avete visto bene: un albergone da quattromila stelle coi receptionist in livrea, il bellboy vestito come nel film di Jerry Lewis, 3 o 4 sale da pranzo tra cui quella dove eravamo noi, 14esimo piano con vista sulla città da una parte e sul Castello di Matsuyama dall'altra.

Comunque c'è da dire una cosa: anche l'albergo dove eravamo a Tokyo, il Granbell Hotel, era davvero un GranBell'Hotel.

lunedì 15 giugno 2009

Toilet science


Prima mattinata di meeting. A quanto pare siamo una cosa grossa, visto che c'è la TV nazionale. Dopo la pausa pranzo, un paio di tizi con la telecamera si sono aggirati per i corridoi dell'Università di Ehime carpendo immagini di astronomi da paesi lontani che discutevano animatamente di scienza. In realtà eravamo io e altri due italiani che parlavamo degli ultratecnologici water giapponesi in termini del tipo: "Il cesso della mia stanza ha più transistor del mio pc".

Foto cortesia di SisypheHeureux.

domenica 14 giugno 2009

Impressioni di viaggio - parte II


Il fuso orario è davvero una bestia strana. Videochiamare la Picciula a notte inoltrata e vederla rispondere con la stanza invasa dal sole è un effetto discretamente straniante. Comunque.

Non pretendo di dare descrizione esaustiva del Giappone e dei giapponesi, soltanto da alcune ore di frequentazione. Il quartiere di Shibuya però li fa sembrare tutti bambini, ossessionati dall'idea di divertirsi in maniera che noi occidentali consideriamo forse infantile (il karaoke, da noi morto quindici anni fa, i gingillini pacioccosi e bambineschi che portano appesi ovunque, la mania di vestirsi da personaggi dei manga).

C'è qualcos'altro di spaventoso in Tokyo, comunque. È l'idea che perdersi è un attimo, e c'è il rischio di non ritrovare mai più la strada. Il nostro cicerone giapponese ci dice che i giapponesi trattano gli ospiti, specie europei, come re ed è vero, però c'è sempre il fatto che il giapponese medio capisce l'inglese meno dell'italiano medio. Ed essendo io italiano assolutamente medio, non è che lo parlo un granché.

In generale, la giornata di ieri è stata una delle più intense della mia vita. Partire da una città straniera come Marsiglia, prendere il primo volo della propria esistenza, appena dopo prendere il primo volo intercontinentale della propria esistenza, cenare a Tokyo a base di carne di pollo con wasabi, tonno crudo, korokke il tutto innaffiato da shochu, sono cose che non capitano spesso.

venerdì 12 giugno 2009

Impressioni di viaggio - parte I


In ordine sparso:

  • viaggiare in aereo è un controsenso, una assurdità. Per andare da Marsiglia a Francoforte mi sono alzato alle 6, ho preso autobus alle 7, metro alle 7.15, navetta alle 7.45, sono arrivato in aeroporto alle 8.30, tra check in e controllo bagagli sono arrivato al gate alle 9.15, ho preso l'aereo alle 10, che è partito alle 10.30, e sono arrivato a Francoforte alle 12.30. Totale: 6 ore e mezza. Col treno facevo prima. E non mi cacavo sotto dalla paura.
  • A proposito di paura, sono stato un signore. Autocontrollo a catena: non come la povera signora francese a fianco a me che a ogni sbalzo dell'aereo si portava la mano sulla fronte. Io bestemmiavo, ma tanto in italiano non mi capiva nessuno.
  • A proposito di sbalzi dell'aereo: la partenza è una cacata, piece of cake, sembra la partenza dell'ottovolante. Poco prima dell'arrivo, invece, turbolenza che ha scosso l'aereo come un tappeto persiano: le luci si sono spente, le ali fuori dal finestrino vibravano come a cercare di avvertirci disperatamente che non è fisico volare, che Bernoulli era un imbianchino e i fratelli Wright due onanisti sfigati.
  • A proposito di sfigati: i francesi siano stramaledetti. Credete sia possibile che in un aeroporto nessuno, NESSUNO parli inglese? Neanche quello che ti deve dire che ti sta per palpare le palle per vedere se porti una pistola? Neanche quella che ti deve dire di cacciare fuori il pc sennò i raggi X lo friggono? No? Venite in Francia.
  • A proposito di aeroporto: sapete che non ho mica capito come funziona? Sono qui seduto in un salottino di un gate a caso dell'aeroporto di Francoforte, e tante domande mi frullano per la testa: una volta che uno è arrivato al gate, dopo aver esibito decine di documenti diversi a decine di persone diverse, ne può uscire? E se sì, fanno come in discoteca col timbro sulla mano? E perché per arrivare al complesso del mio gate devo passare attraverso un controllo passaporto? E se io il passaporto non ce l'ho? Se dovessi andare, che so, a Madrid o a Napoli?
  • A proposito di Napoli: Marsiglia mi ha dato la stessa impressione. Ne parlavo anche con un simpatico violinista-informatico tunisino sulla navetta per l'aeroporto, e lui mi diceva che anche Tunisi è molto simile. Tutto il mondo è paese.
  • A proposito di navetta per l'aeroporto: alla stazione St.Charles ho chiesto informazioni ad una tedesca per trovare l'autostazione. Le ho chiesto se potevo fare il biglietto a bordo della navetta: "Sì certo" dice lei. Falso: l'autista mi ha guardato con sdegno e mi ha mandato in malo modo all'ufficio della compagnia. E il bastardo stava per ripartire prima che tornassi. Due stronzi al prezzo di uno.
  • A proposito di stronzi: la tipa del chioschetto all'interno del gate 27 di Marsiglia mi ha venduto una bottiglia da mezzo litro d'acqua a 3 euro.
  • A proposito di gate 27: l'imbarco era previsto al gate 24. Hanno cambiato all'ultimo momento senza neanche annunciarlo. Fortuna che erano vicini.
  • A proposito di vicinanza: ho ancora 7 ore prima di partire per un viaggio di altre 10.

sabato 30 maggio 2009

Convertiti al Bayesianesimo


Di ritorno dalla Scuola di Dottorato di Bertinoro.

In quanto membro del comitato organizzatore locale (il famigerato LOC) praticamente non ho fatto niente; sospetto che le due vere organizzatrici, Micol e Daniela, mi abbiano affidato la responsabilità dell'ultima giornata dei lavori - bagagli, autobus, accompagnare e dare indicazioni ai partecipanti, soprattutto stranieri, per tornare a casa - solo perché mosse a compassione. Ha funzionato, il mio morale da LOC si è decisamente risollevato.
In quanto partecipante della Scuola, invece, sono stato fin troppo occupato: la preparazione del talk (tagliando l'impossibile sono sceso dai 13 minuti ai circa 9: arrivare a 5, quando dovrò dare lo stesso talk in Giappone, si rivelerà più arduo di acchiappare la materia oscura); il talk stesso; ma poi anche le serate alcoliche a base di limoncino, nocino e nocciolino (se non finiva in -ino, non lo volevamo). Sono stato ribattezzato SLOC (comitato organizzatore locale sociale): in pratica il mio compito autoistituito era tenere le relazioni sociali tra i partecipanti. Tanto meglio se di fronte a un buon bicchiere di Albana.

Mi sono convertito al Bayesianesimo. Se hai tre scatole, in due ci sono due bottiglie di Sangiovese, e in una il meraviglioso Irn-Bru (bevanda scozzese che mi dicono buona come urina di cavallo), tu scegli una scatola, viene aperta un'altra e scopri un vino, ti conviene tenere la tua scelta o cambiare scatola? Bayes era uno che guardava assiduamente Affari tuoi, per venirsene fuori con una cosa del genere. Non lo so. Certo è che, per dirla alla d'Ammando (uno dei partecipanti alla scuola), "perché invece non aprirle - e berle - tutte e tre?"

domenica 24 maggio 2009

Vitamina coffee


Tempo di scuole di dottorato.

Da oggi e fino a venerdì Spinoza se ne va in quel di Bertinoro (FC) per la Scuola di Dottorato in Astrofisica 2009. Visto che, come per le altre scuole, la connessione internet non sarà disponibile e che, diversamente dalle altre scuole, Spinoza dovrà anche fare un talk, molto difficilmente There's no life before coffee verrà aggiornato con notizie dell'ultim'ora. Mi preparerò un paio di rubriche da pubblicare a rilascio programmato, un po' come la vitamina C del vostro multivitaminico preferito.

A presto, eh!