Visualizzazione post con etichetta idiocracy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta idiocracy. Mostra tutti i post

sabato 20 ottobre 2012

Nearer my God to Thee



Mi trovo temporaneamente, per motivi che non spiegherò, a Margherita di Savoia, in Puglia. Il che non sarebbe un male, se fossi amante del mare: temperature ancora accettabili, prezzi bassi, zero ressa. Purtroppo amante del mare non sono: odio il caldo e non mi piace bagnarmi se non ho del sapone a portata di mano – uno psicologo direbbe che dev’essermi successo qualcosa di grave nel sacco amniotico, e che magari la rottura delle acque l’ho vissuta come una liberazione piuttosto che come un trauma a livello subconscio.
In ogni modo, amo la montagna. Il che in Puglia può rappresentare un problema. A maggior ragione a Margherita di Savoia, uno dei soli due comuni italiani con parte del territorio sotto il livello del mare. A sfregio, come a dire “non solo la montagna non c’è, è persino più lontana di quanto è mai stata”.
Non volendo rinunciare alle mie classiche gite in montagna, devo ridefinire, sempre temporaneamente, il significato della parola “montagna”. Per ora devo accontentarmi di collinette di 1000m come il Monte Calvo, che da qualsiasi altra parte probabilmente non avrebbe neanche un nome ma qui assurge persino a “cima più alta del Gargano”. Come dire “ape regina più bella dell’alveare”, o “il campionato italiano è il campionato più bello d’Italia”.

Com’è come non è, mi ritrovo a camminare per questo sentierino diretto al Monte Calvo. Pericolosamente vicino a San Giovanni Rotondo. Troppo vicino.
Dopo una camminata in splendida solitudine, arrivo in vetta contemporaneamente a un signore, sulla sessantina, in discreta forma, che saliva dall’altro versante. Lo vedo inginocchiarsi, toccare alcune pietre al suolo e poi rimanere fermo immobile. Immagino stia per farsi una foto con l’autoscatto, come capita agli escursionisti solitari che vogliono documentare l’arrivo in vetta – avevo in mente qualcosa del genere io stesso. Mi avvicino per offrirmi di scattargli io una bella foto, gli giro intorno e mi accorgo che in terra non c’è una macchina fotografica ma una scritta fatta coi sassi: “PREGATE”. L’uomo sta pregando.
 (oh oh)
“Ciao sono Salvatore…”
(nomen omen) “piacere, Spinoza”
“io sono di San Giovanni Rotondo, ma mi vergogno profondamente”
(e te credo) “come mai?”
“tutti questi soldi che girano intorno alla Padre Pio, che schifo, e poi Dio ha detto che nessuno in terra si deve far chiamare padre, solo lui”
(quindi mio padre lo devo chiamare come? «ehi tu?») “eh già”
“di che religione sei?”
(pastafarianesimo!!) “in realtà nessuna”
“eh, guarda, guarda, ho qui una Bibbia, leggila, leggila con me”
(ma anche no) “ma anche no”
 “siedi siedi qui con me ad ammirare il Creato e a vedere quanto siamo piccoli in confronto a esso”
(ho portato il binocolo apposta) “eh già”
“perché tutto questo l’ha fatto Dio e la mia gioia perciò è tanta”
(a me lo stesso effetto lo fa una bomba alla crema) “eh già”
“l’uomo è una macchina meravigliosa e l’ha fatta Dio”
(quindi dio ha fatto anche i tumori e le malattie incurabili, è un ganzo sto dio) “eh già”
“leggi leggi questo passo della Bibbia, che mi porto sempre con me”
(se tocco quel libro vado a fuoco, giuro) “…”
“leggi, leggi”
(cazzo, sono troppo educato per mandarlo a cagare) “perché il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe…”
“ecco, ecco fermati. Lo sai quanti anni aveva Sara quando rimase incinta di Abramo?”
(e mi dovrebbe fregare perchééé…?) “no”
“Aveva 90 anni e Abramo 120, questo è Dio che lo ha fatto. A 90 anni non si rimane incinta, a 120 non si diventa padri”
(beh, c’era quel vecchietto indiano che a 96 è diventato papà… ehi, non avevi detto che non si deve chiamare nessuno padre?) “eh già”
“leggi, leggi”
(cazzo) “perché Dio amava Giacobbe e odiava Esaù”
“ecco, ecco, ferma. Forse qua la Bibbia usa una parola un po’ forte, «odiava»…”
(alla faccia della parola forte. Per fortuna che era il dio di tutti)
“perché Dio non è di tutti”
(ah, mi pareva) “…”
“è del popolo eletto di Israele, dei figli di Giacobbe, c’è poco da fare”
(ah ma allora sto tizio è ebreo) “…”
“ho anche la Torah a casa, ma non sono ebreo, credo in Gesù Cristo”
(beffa) "capisco"
“lo sai perché è il dio di Giacobbe?”
(no, ma i miei sensi di ragno mi dicono che me lo dirai tu) “no”
“perché Giacobbe ed Esaù erano gemelli, quando nacquero Giacobbe tirò fuori prima il piede poi lo ritirò dentro e nacque Esaù, che però non era il primogenito perché Giacobbe tirò fuori prima il piede, e Sara quando vide il piede gli legò attorno una cordicella, così quando Giacobbe lo ritirò dentro comunque Sara sapeva che Esaù non era il primogenito ma lo era Giacobbe, perché tirò fuori prima il piede”
(soccia, che fantasmagorica e assoluta stronzata) “interessante”
“La gente crede che io sia pazzo”
(ma no? E perché mai?) “immagino”
“e la Chiesa prima o poi mi farà fuori”
(chi cazzo crede di essere, Lutero?) “…”
“io ho solo la quinta elementare”
(non ne avevo alcun dubbio) “…”
“ma le parole di Dio mi riempiono il cuore di gioia”
(guarda che l’avevi già detta questa) “…”
“il Creato lo deve aver fatto Qualcuno”
(stai cominciando a ripeterti, Ciccio) “io non sono credente, sono uno scienziato, un astronomo e…”
“ah ma allora devi sapere quanto è vasto e meraviglioso l’Universo che ha fatto Dio!”
(cazzo, è un osso duro) “in realtà…”
“leggi, leggi questo passo”
(cazzo) “perché i sapienti non sanno…”
 “ecco, vedi?”
(io almeno ho un po’ più della quinta elementare) “vabbò”
“Io non credo nella Chiesa, non vive come Gesù, deve dare tutti suoi averi ai poveri, non costruire statue e chiese”
(su questo siamo d’accordo) “su questo siamo d’accordo”
“È Dio che ci ha fatti incontrare quassù sul monte”
(ma ne dubito fortemente, proprio) “io dovrei andare”
“posso fare un po’ di strada con te?”
(se ci provi ti tiro il treppiede della fotocamera in testa) “…”
“io vado giù senza seguire il sentiero”
(e vai) “io no, seguo il sentiero”
“allora ciao e arrivederci e Dio sia con te”
(e con il tuo spirito) “arrivederci e buona giornata”
“ti posso dare questo foglietto con le parole della Madonna di Medjugorje?”
(se me lo dai te lo caccio in gola e poi lo spingo giù col treppiede) “no, non mi interessa proprio. Non credo in queste cose. Addio.”
“Apri il tuo cuore! Apri il tuo cuoreeee!!!”

giovedì 31 maggio 2012

Tempus fugit

Neil Sedaka cantava "Oh Carol" quando aveva vent'anni esatti.


Paul Anka si disperava per Diana a sedici anni.

Il povero Ritchie Valens se n'è andato a diciotto anni, nel "giorno in cui la musica morì", insieme al


ventitreenne Buddy Holly.


Io dico che avevano tutti più di quarant'anni e avevano mentito sull'età per evitare di andare in guerra. O forse c'era stata un'epidemia di progeria.

lunedì 14 marzo 2011

È un mondo alla rovescia


Questa qui sopra è l'immagine che può definitivamente far capire come sono i tedeschi. Invece di porre la parte seghettata sul corpo rigido della scatola porta-pellicola trasparente, loro lo mettono sul coperchio. Ma come cazzo si fa.

lunedì 14 febbraio 2011

I panni sporchi si lavano in casa


Uno dei metodi più efficaci per farsi un'idea di un popolo è quello di studiare il loro concetto di privacy. Non necessariamente si riesce dire cosa è meglio e cosa è peggio, forse perché un meglio e un peggio non ci sono, o forse perché gli estremi della scala sono entrambi peggio e l'ideale sarebbe una via di mezzo. Come in ogni buona analisi che si rispetti, l'analisi fornita si basa sull'osservazione di un solo caso, il mio, ed è quindi molto più che sufficiente per una statistica globale, assoluta e omnicomprensiva.

I tedeschi non hanno privacy. O meglio, non hanno niente da nascondere. L'ultima volta che han provato a nascondere qualcosa - i campi di sterminio - non è andata a finire bene.

Non si spiegherebbe, altrimenti, l'alta concentrazione di nudisti nei parchi cittadini, roba che in Italia non si verrebbe denunciati per oltraggio al pudore semplicemente perché a nessuno verrebbe in mente di prendere il sole come mammà l'ha fatto ai giardini Margherita o a Villa Borghese.

Non si spiegherebbe, soprattutto, la predilezione dei tedeschi per la lavatrice condominiale. Sarò io antico o troppo italiano, ma la lavatrice condominiale è orrore e ribrezzo. A parte l'assurda usanza di far pagare 2 euro per ogni lavaggio (ma si sa, è consuetudine tedesca far pagare qualsiasi cosa almeno il quadruplo del suo valore), condividere un'unica lavatrice con quasi 50 appartamenti fa sinceramente schifo. Fa ancora più schifo togliere i panni di qualcun altro dalla lavatrice per mettere i propri: buona norma, dicono, è tenere la canestra vuota sotto la lavatrice per permettere a chi arriva poi di togliere i tuoi panni e mettere i suoi. Schifo sommo.

Senza contare poi che un posto così ristretto per così tante persone non può che tirar fuori il peggio: dalla tipa che schiaffa 10 monetine per volta "prenotando" la lavatrice per una giornata intera e bloccandone l'uso a tutti gli altri, al maniaco che ruba le mutandine femminili dall'altrui bucato. Come se non bastasse, la lavatrice non va a monete normali, no! Sarebbe troppo semplice. Per usarla c'è bisogno di gettoni speciali da richiedere all'hausmeister, figura indefinibile a metà strada tra un amministratore di condominio, un portinaio e un custode. Metti una banconota in una busta, la metti nella buchetta dell'hausmeister e il giorno dopo nella tua buchetta c'è l'equivalente in gettoni della banconota. Non è un sistema farraginoso: è peggio. È stupido.
Così, in soldoni, per lavare i panni uno deve accertarsi 1- di avere gettoni, 2- che la lavatrice sia libera. E così succede che il bucato di oggi viene pronto dopodomani, e nel frattempo l'ultima mutanda che hai inizia a far la muffa. Ma visto che, in Germania, tutto è pubblico, la puzza proveniente dal tedesco medio è pubblica anch'essa, con grande stizza dell'italiano che fa prima a lavarsi tutto a mano nella vasca.

lunedì 20 dicembre 2010

Speciale di Natale con Mr. Hankey


Di modi per analizzare la civiltà di un Paese ce ne sono quanti volete. Uno può essere quello che riporto qui a fianco nella mia tagline, riguardo il caffè. Non starò qui a parlare del caffè tedesco perché l'ho preso una volta sola, assaggiato, e versato direttamente nel lavandino. Oggi voglio parlare dei cessi.

Ogni Paese, nello smaltimento dei rifiuti umani, si è attrezzato in maniera diversa, coerente con le proprie inclinazioni. Dei cessi giapponesi, ipertecnologici e pieni di funzioni di cui non sapevi l'esistenza (e di cui non sospettavi l'importanza) finché non ti ci sei seduto sopra, abbiamo già parlato. Quelli americani, se è vero ciò che ci mostrano nei film e in TV, sono pieni d'acqua fino quasi all'orlo in maniera da replicare in maniera rozza e low-tech il bidet incorporato di quelli giapponesi: praticamente caghi e la numero 2 splasha allegramente nell'acqua che, per rimbalzo, ti deterge delicatamente le terga. Ma, sempre se è vero ciò che ci mostrano nei film e in TV, in America ci sono alieni che volano e dinosauri che scorrazzano indisturbati per le città, quindi sospetto - o almeno spero - che il grado di realismo rispetto ai cessi sia più o meno comparabile.

I cessi tedeschi, invece, sono un altro paio di maniche. Per descriverli in maniera accurata ho bisogno che immaginiate quelli italiani, normali, che avete anche voi in casa. Forma svasata in maniera che la numero 2 impatti di striscio con la ceramica e scivoli delicatamente verso l'acqua, molto più in basso. Ragionevolmente pulito, senza vittime.
Bene, ora immaginate che la curva posteriore sia molto più curva, fino a diventare... bè sì, orizzontale, piatta. Lo scarico non è quindi centrato rispetto alla tazza ma si trova davanti. Quindi sostanzialmente tu caghi e la numero 2 rimane lì, adagiata per mostrarsi al mondo in tutta la sua vibrante tridimensionalità. Tiri lo sciacquone e speri che l'acqua che scende abbia abbastanza potenza da trascinare con sé, verso la parte anteriore e quindi lo scarico, tutto quello che trova ma essa arranca, non ci riesce, desiste. Tiri di nuovo lo scarico. Niente. Forse la terza è la volta buona. Talvolta lo è. Talaltra no.

Non so cosa questo mi insegni sul Paese che mi ospita. Forse che non ci si deve vergognare di niente, forse che controllare la salute è importante. O forse solo che i tedeschi sono proprio degli ingegneri di merda.

venerdì 3 dicembre 2010

Fidati


Più tempo passo qua e più mi stupisco dei tedeschi: ribaltando quello che tutti gli stranieri pensano degli italiani e l'Italia, mi chiedo come faccia la Germania ad andare avanti nonostante l'assurdità di comportamento dei suoi abitanti, in special modo in due aspetti particolari del vivere civile, che volendo sono anche collegati tra loro: la sicurezza e la fiducia.

I tedeschi sono assolutamente sprezzanti delle più basilari norme di sicurezza. Non circoscrivono, non delimitano, non mettono paletti, non chiudono a chiave, non sbarrano. Si fidano.
Potrei parlare della non esistenza dei limiti di velocità sulle autostrade tedesche, che accoppiata ad un manto stradale di solito precario potrebbe essere fonte di carambole allucinanti, ma le autorità si fidano che tu non correrai. Potrei raccontare la storia, gentilmente fornita dal Simotrone, dell'importante casa editrice tedesca che lascia documenti su un proprio server e fornisce ai suoi collaboratori diritti in lettura e scrittura; gli editori si fidano che tu non cancellerai i file che usi. Potrei dire anche della vignetta austriaca, cioè il modo di pagare le autostrade nel Paese alpino: sostanzialmente devi comprare un patachino da attaccare al vetro, spetta poi alla Polizei austriaca accertare che tutti ce l'abbiano. In pratica, gli austriaci si fidano, perché in un migliaio di km percorsi non mi hanno mai fermato.
In Italia o in buona parte del resto del mondo queste cose si tradurrebbero 1- mezzo milione di morti al giorno sulle autostrade, 2- il fallimento della casa editrice, 3- il crollo a zero delle entrate della Società Autostrade.

L'esempio più eclatante e assurdo? Un contratto che devo firmare e rispedire alla mia banca, la quale mi fornisce di busta con una scritta in tedesco al posto del francobollo: "Bitte mit 0.55 Euro freimachen, falls Marke zur Hand". Tutti i traduttori online che ho provato hanno fallito miseramente nella traduzione, restituendo nonsense come: "Si prega di effettuare gratuitamente con 0,55 €, se segno a portata di mano". In realtà oggi ho scoperto che la traduzione è "Affrancare con 0.55€, se si ha un francobollo a portata di mano". Cioè: "bisognerebbe affrancare, ma se non lo fai non fa niente, ci pensiamo noi". Perché tutti qui in Germania hanno la casa piena di francobolli da 0.55€, e sono ansiosissimi di utilizzarli in qualche modo.

Sarei davvero curioso di conoscere le statistiche di quanti qui affrancano davvero.

venerdì 26 novembre 2010

I'm functioning within normal parameters


Donna rimane incinta dopo aver visto un film porno in 3d
E il marito le crede
E non è neanche la prima volta che succede (a parte il film porno).

Non capirò mai gli umani.

venerdì 19 novembre 2010

Il povero italiano


Dopo due settimane di permanenza in Baviera, posso finalmente giudicare complessivamente l'intera Germania. Sì, la base statistica è povera, ma quando mai ciò ha frenato qualcuno dal tirare conclusioni lapidarie?

In ordine sparso:
  • i tedeschi alla guida sono esattamente quello che ti aspetti: assolutamente incapaci di pensare con la propria testa. I segnali di divieto vengono osservati alla lettera anche quando palesemente assurdi, come ad esempio gli 80 all'ora in autostrada a 3 corsie e dritta come un fuso. Il tedesco, anche se impegnato in un sorpasso in terza corsia a velocità smodata - permesso da un cartello apposito di fine limite velocità che tradotto approssimativamente in italiano potrebbe suonare come "a questo segnale scatenate l'inferno" - alla vista del cartello di limite di velocità inchioda, con grave rischio per il povero italiano che li segue nel sorpasso;
  • i tedeschi hanno alcuni problemi nell'isolamento delle costruzioni, tant'è che periodicamente le loro abitazioni vengono invase da muffe mutanti che, riproducendosi a velocità smodata - non permessa da alcun cartello, ma tant'è - esigono l'abbattimento della struttura e il suo completo rifacimento. Il povero italiano che mendicava un posto letto per una settimana in un ostello ha dovuto fare i conti con questo terribile flagello;
  • i tedeschi aborrono il gas, e col loro passato c'è da capirli. Come sostitute per la cucina domestica hanno adottato le piastre elettriche. Esse sono note per il loro rendimento energetico assolutamente ridicolo, ma il tedesco non si spaùra e per una salutare cena alle 18 - tempo medio locale - accende la piastra intorno alle 16. Il povero italiano che deve far bollire gran quantità d'acqua per la pasta dovrebbe attivarsi anche un po' prima, ma visto che l'italiano cena alle 20 tutti, italiani e tedeschi, accendono le loro piastre nello stesso istante. Ciò causa degli spike nella domanda di energia in Germania, da loro ben conosciuti, e chiamati con una parola di 72 lettere di cui 12 con dieresi, 4 pseudo-beta e alcune lettere prese in prestito dall'alfabeto fenicio. La piastra, dotata di notevole inerzia termica, terminerà di rilasciare calore a notte molto inoltrata, sopperendo così a eventuali malfunzionamenti dei termosifoni e potendo essere ancora utilizzata dai più mattinieri per scaldare il latte della colazione.

mercoledì 17 novembre 2010

Outliers


Dalle Lettere al Corriere di qualche giorno fa ieri:

Ho scambiato due parole con un ragazzo sui vent’anni. Mi ha detto che pulisce le camere in un hotel di Mestre: orario 7-14, giorno libero giovedì, 1.300 euro netti al mese (in regola) più vitto e alloggio. Di pomeriggio talvolta arrotonda pulendo scale e uffici arrivando quasi a 2 mila euro al mese. È la prova che chi si impegna il lavoro lo trova. Il proprietario dell’hotel ora cerca un’altra persona e assumerà la giovane moglie di questo ragazzo. Devo aggiungere che è pachistano?

Perdonatemi, ma non è affatto la prova che chi si impegna trova lavoro. È solo la prova che a Mestre c'è un folle che paga 3 volte tanto quello che pagherebbe chiunque altro in Italia.

lunedì 8 novembre 2010

Ho scelto. È Cazzymm'.


Spinozahaus#1 vince. Spinozahaus #2 e #3, appartamenti affiancati nello stesso stabile, perdono per vari motivi, tra cui la relativa lontananza dal lavoro e la generale maggior vetustà.

Spinozahaus#1 vince per abbandono, praticamente. La nuova padrona di casa, invece, nome in codice "Vermieterin" (che vuol dire appunto padrona di casa ma ha molto più significato per me per l'assonanza con la parola italiana "verme"), perde clamorosamente.
Dopo avermi fatto riempire un pruriginoso modulo contenente in pratica tutta la mia vita precedente (dove abitavi prima? perché hai cambiato? chi erano, nome e indirizzo, i tuoi precedenti padroni di casa? sei mai stato giudicato moroso? quanto guadagni? no, davvero, quanto guadagni?) mi risponde in una mail con tono altezzoso e di chi pensa "t'ho sgamato":

l'indirizzo che mi ha dato è quello di un bed & breakfast. Vorrei avere un indirizzo più stabile, magari quello dei suoi genitori.

La mia risposta:

Ci sono 13 appartamenti nello stabile posto in via ********* n° *** a Bologna. Solo uno di essi era un bed & breakfast. E il mio era un altro. L'indirizzo dei miei non servirà.

"Sgamato" sto cazzo, se permetti.

Sarà un anno molto lungo.

mercoledì 7 luglio 2010

Pesce di babele


Diario del capitano, data astrale 201007.7

Sono passati ormai molti mesi da quando siamo arrivati su questo remoto pianeta. Abbiamo studiato dall'orbita le sue forme di vita e le loro culture, le lingue parlate, e abbiamo testato il nuovo traduttore universale che sembrava funzionare egregiamente. Siamo riusciti a conoscere il nome del pianeta in tutte le loro lingue: in alcune è Zjemlja, con alcune varianti (Zeme, Zjamlja), in altre Maa, in altre ancora Terra o Tierra, in quelle più diffuse Earth, Erde, Jorden e simili.

Eravamo pronti finalmente al primo contatto, volevamo scendere in una piccola città del continente che chiamano Europa, Bologna. Avevamo iniziato la discesa, quando uno dei nostri telescopi ha captato delle immagini che ci hanno rivelato che il nostro traduttore non è ancora a punto, per cui siamo ritornati in orbita e abbiamo iniziato a rivedere la programmazione del traduttore, anche se finora non abbiamo individuato l'errore.

Il telescopio ha mostrato un adulto della specie dominante, chiamata "umani", strattonare con forza un cucciolo della stessa specie ("bambini", li chiamano), dell'apparente età di circa 6 o 7 rivoluzioni terrestri. Alla fine l'adulto ha preso di peso, sollevandolo per un braccio, il cucciolo, terrorizzato e piangente, e l'ha portato via con sé. Alla scena hanno assistito molti altri adulti che non hanno fatto niente, compreso un giovane esemplare che portava le insegne distintive di una organizzazione, che il nostro traduttore ha tradotto come "Save the children", cioè "Salviamo i bambini".

Ovviamente il nostro traduttore ha dei problemi, non può essere la traduzione giusta.
Non possiamo rischiare il contatto senza il traduttore messo a punto, rischieremmo un'incomprensione interstellare. Se non riusciremo a trovare l'errore saremo costretti a partire, per sempre.

Qui il capitano, passo e chiudo.

venerdì 2 luglio 2010

Monomaniawiki

I miei sensi di ragno mi fanno intuire che forse c'è il Palio di Provenzano, dovunque e qualunque cosa esso sia.
Certo che mi lascia un po' perplesso il fatto che nel mondo non sia successo nient'altro oggi. Bè, nessuna nuova, buona nuova.

sabato 5 giugno 2010

Diretta in differita


I miei complimenti alla Schiavone, che oggi ha vinto il Roland Garros, partita di cui ho visto gli ultimi, emozionanti minuti.
Ciò detto, questo è comparso sul sul Corriere pochi minuti dopo la fine del match. Qualcuno per favore mi spieghi a cosa serve il link "diretta" in homepage.

giovedì 25 marzo 2010

Lo so che lo sai


Palma della più stordita della settimana all'operatrice telefonica Hera (servizio gas) che alla mia richiesta di spiegazioni su come mai mi fosse arrivata da pagare una bolletta che avevo già pagato, mi recita a memoria tutta la normativa interna sulle soglie di pagamento (che non c'entravano niente) dal 2005 ad oggi. C'è voluto un po' per riportarla alla ragione.

mercoledì 10 febbraio 2010

Geografia




La rete non parla d'altro, anche se dalle ultime notizie sembrerebbe un fake.

Non so. Mi ricorda però la notizia - vera - della mia collega che aveva prenotato un volo per Costanza e si era ritrovata a Costanza...

sabato 19 dicembre 2009

Le porte di Tannhäuser


Ho visto cose.

Ho visto Bologna coperta di neve, quasi 40 centimetri, ho visto automobili scomparire sotto una bianca coltre, ho visto il paesaggio scomparire, immacolato, alla vista.

Ho visto autisti di camion tentare di liberare il loro mezzo dalla neve. Facendo oscillare una decina di tonnellate di cassone da una parte all'altra della strada come fosse un pendolo. Li ho visti tentare, affondare il piede sul gas, incuranti della propria sicurezza e della altrui.

Ho visto, un'auto, la mia, liberata dalla sua coltre dopo quasi una mezz'ora di scavi. Aperta una portiera, sono entrato, e ho visto un mondo buio, strano, irreale.

Ho visto la gente delirare per trovare un parcheggio, dato che la maggior parte dei posti era ingombra di neve.

Ho visto un genio su un Cayenne adocchiare un posto auto, sbarrato da un monticello di neve di 2 metri, e tentare di prenderlo letteralmente di forza: l'ho visto mettersi di traverso sulla strada, accelerare di retromarcia al massimo per tentare di buttarlo giù col puro peso del SUV. Per fortuna, ho anche visto il genio, al quarto tentativo, rimanere incastrato col posteriore del Cayenne in cima al monticello, ridotto a circa un metro e mezzo, le sue quattro ruote motrici giranti a vuoto.

Ho visto pedoni camminare tranquillamente in mezzo a vie che prima erano loro precluse. Ho visto automobilisti andare piano, fermarsi per evitare qualche incauto pedone e slittare sul ghiaccio.

I raggi B balenare nel buio quelli no, non li ho visti.

venerdì 27 novembre 2009

Questione di priorità


Ieri sera, attendo il mio turno alla mia rosticceria cinese preferita (alias, l'unica del circondario, dove quando entri le tue scarpe fanno "ciack ciack" sul pavimento ricoperto da un fine strato di grasso di non voglio sapere che animale), quando entrano 3 volontari della croce rossa, di stanza lì a fianco, un uomo e due ragazze, a prendere qualche involtino primavera da portar via.
La ragazza più giovane si sfoga con gli amici: "Ma perché vado sempre a cercare quelli che non mi vogliono? Ma sono proprio sfigata!" e giù con l'universale autocommiserazione che sorge quando la vita amorosa non è quella che vorresti.
"Sono andata perfino in America quando lui era là, quando pensavo che ne volesse (ndT "ne volesse" in bolognese sta per "mi volesse"... era facile da capire ma non si sa mai). Invece niente... guardate stasera proprio mi ci voleva un bel turno in ambulanza... bella rilassata, tranquilla, senza pensare a niente..."

Ora, non so voi, ma se prima avevo un valido motivo per non voler mai salire su un'ambulanza, ora ne ho almeno due.

martedì 24 novembre 2009

Pane al pane


Un vaffanculo particolare alla ragazza che, mentre attendevo il mio turno dal panettiere, uscendo perde senza accorgersene un tesserino, che io raccolgo e le restituisco; non mi guarda in faccia, non mi ringrazia, lo prende e se ne va.

Una nota di demerito anche per la panettiera: posso capire tagliare salumi diversi con l'affettatrice elettrica, ma tagliarci anche l'emmental proprio no. Il prossimo che le chiederà un etto di crudo si ritroverà con un simpatico etto di crudo aromatizzato.

giovedì 12 novembre 2009

Ammazza la vecchia...


Qualcuno di esperto e conoscitore delle cose del mondo, mi spiega per favore questa foto che ho fatto qualche giorno fa in stazione a Bologna (accompagnando l'amica Cernia a prendere il treno - cosa che meriterebbe quasi un post a sé)? Una Giovane in particolare? Perché solo la Giovane? Che, la Vecchia je faceva schifo?

sabato 7 novembre 2009

Delirio telefonico


Sono alcuni mesi che, a intervalli assolutamente random, una signora anziana chiama al telefono fisso di casa mia chiedendo del figlio. Dopo alcune telefonate imbarazzanti sono venuto a capo del problema: il telefono di casa mia, tolto il prefisso bolognese, ha la stessa forma delle prime cifre di un telefono cellulare (34-etcetera). La signora chiama suo figlio al cellulare, le cui prime cifre sono identiche a quelle del numero di casa mia, e per qualche motivo o il suo apparecchio premette automaticamente il prefisso di Bologna, o è lei che è rincoglionita dura e ce lo mette senza pensarci.

Ieri verso le 23 la signora richiama:
IO: Pronto?
LEI: Pronto... non è mio figlio, vero?
IO: Direi di no.
LEI: Mi scusi tanto sa! -click-


Oggi imperterrita la signora richiama:
IO: Pronto?
LEI: Chi è?
IO: Ma chi è lei, scusi, è lei che ha chiamato!
LEI: Io sono la mamma!
IO: Non la mia, immagino. Io sono quello di ieri sera.
LEI: Ohhh.... mi scusi tanto, ma ho 80 anni e non ci vedo più tanto bene... mi scusi tanto...
IO: Ma s'immagini, signora!
LEI: Lei è tanto un bravo ragazzo sa! Ormai l'ho chiamata così tante volte che mi sento quasi un po' mamma sua! Glielo dica, glielo dica alla sua mamma!
IO: ...!!!
LEI: Tanto gentile! Mi scusi!! -click-