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lunedì 21 marzo 2011

Reazione alla reazione


Oh mein Gott.

Ho appena scoperto che qui nel campus dove lavoro c'è un reattore nucleare. Neanche di ultima generazione, anzi, è entrato in funzione del 1957. È usato per la ricerca, non credo per la produzione di energia, ma stigrandissimicazzi.
"Ah, lo sai vero che il nostro ufficio è nella zona rossa nel caso dovesse succedere qualcosa al reattore nucleare del campus?"
E quei buontemponi della città di Garching l'hanno persino posto sullo stemma comunale.

Cervello in rientro in Italia, anche gratis.

mercoledì 1 dicembre 2010

If only you spoke Hovitos...


Come il giovane Indiana Jones diceva nella serie TV, la cosa più importante quando si va in un Paese straniero è conoscere la lingua. Puoi presentarti anche come iraniana col burka e una cintura di pelle imbottita molto sospetta, ma se parli la lingua del posto in maniera convincente ti si apriranno tutte le porte.

Ecco, per continuare la metafora, diciamo che io non sto provando nemmeno a girare le maniglie delle porte. Spero che nessuno mi rivolga la parola, se lo fanno arrossisco ignoro e scappo, dopo le prime volte non vado neanche più in mensa (ma questo anche per altri motivi, costa troppo e c'è troppa gente), e ogni volta che devo fare qualcosa che preveda il minimo incontro con la lingua tedesca entro nel panico.

Il fatto e' che, nonostante la comune radice germanica, il tedesco e l'inglese non hanno assolutamente nulla a che fare tra loro. Ci sono alcune parole simili, ma di solito non sono quelle fondamentali nella frase. L'insana tendenza a accorpare in un unico vocabolo 4 o 5 parole diverse rende poi la lettura del tedesco praticamente impossibile (ora so come si sente un dislessico).

Ad esempio, ho rinunciato a fare l'abbonamento della metro proprio per evitare lo scontro col tedesco: dopo aver visto i locali che facevano scivolare velocemente le dita sul touchscreen della macchinetta ho capito che ne sarei uscito chiaramente sconfitto, specie sapendo le decine e decine di diversi biglietti che la Società dei Trasporti di Monaco prevede, come spiega amabilmente Der Pilger. In più, ho ricevuto una comunicazione secondo la quale devo contattare la locale Medicina del Lavoro per fissare un appuntamento per un esame della vista. Sulla comunicazione nessuna email, solo un numero di telefono. Terrore.

domenica 7 novembre 2010

Bello onesto emigrato Germania cercherebbe casa (quasi) illibata


Come dicevo nel post precedente, trovare casa a Monaco non è la cosa più semplice di questo mondo, specie in novembre quando migliaia di ragazzotti si riversano dalle campagne bavaresi allo scopo di elevare il proprio status intellettivo e sociale iscrivendosi alle gloriose università o istituti di ricerca della città.
E cercano tutti insieme e negli stessi luoghi, principalmente i quartieri di Schwabing e Maxvorstadt, perché semicentrali, vicini alle università e alla metro per il centro di ricerca di Garching e pieni di birrerie e posti dove andare. Ora, della semicentralità a me non frega un fico secco, così come delle birrerie, ma la vicinanza alla metro non è cosa da buttare. Esci di casa, sali sulla metro che ti deposita a dieci metri dal posto di lavoro, e viceversa la sera. Se non fosse che la metro è talmente costosa che potrebbe perfino convenire usare l'auto: mensile di 63€ per l'abbonamento valido da dopo le 9 di mattina (che salgono a 93€ per quello senza limiti), a fronte di un costo auto quantificabile in 30 km/giorno * 22 giorni lavorativi al mese = 660 km/mese * 0.05 l/km di gasolio = 33 l/mese *1.2 €/l il gasolio = 40€/mese.

Comunque, oggi ho visto la prima candidata a essere Spinozahaus: coincidenza più unica che rara, nello stesso stabile dove abita l'astromat.
  • vantaggi: casa rinnovata, mobili nuovi, cucina nuova, finestre nuove, pareti e pavimento nuovi, vicinanza alla metro, vicinanza all'astromat per la dose quotidiana di gag.
  • svantaggi: prezzo improponibile, letto singolo, possibilità che l'astromat se ne vada a breve.
Ho provato a chiedere alla padrona di casa una riduzione del prezzo, da buon italiano contrattatore, ma a quanto pare niente da fare. Così Spinozahaus#1 si autocandida ad essere "ultima spiaggia", in caso mi ritrovi nei prossimi giorni senza realmente un posto dove andare.

Domani appuntamento per due case. Conto discretamente su Spinozahaus#2, perché Spinozahaus#3 costa praticamente come la #1 e allora tanto varrebbe.

giovedì 26 novembre 2009

Doppia T


Le lezioni sono supposte esser fatte da chi le cose le sa.

Se uno -io- le cose non le sa, e si mette a far lezione, che ne esce?

Terremoto e traggedia.

mercoledì 25 novembre 2009

Lezioni ai tempi della suina


Sto organizzando un ciclo di lezioni per l'università.

Metà dei miei speaker di oggi, e una di dopodomani, non ci sono.

Damn.

EDIT: Una è appena arrivata. Fiuuu.

venerdì 18 settembre 2009

Spleen, o dell'avere il cervello come un colapasta



Non vivo più, non ce la faccio più. Ogni tanto ci ripenso, da anni, ma poi lo rimetto in un cassettino della mente e tento di non guardarci più, di andare avanti con la mia vita, come se niente fosse, ma no, lui torna fuori e mi assilla, mi mangia il cervello, e io non so, non ricordo, non c'ero.

Saranno passati vent'anni? Tutto quello che ricordo è una giornata d'inverno, forse addirittura con la neve; mia mamma che stirava in cucina; io e mia sorella seduti in cucina a bere cioccolata calda e a guardare un cartone animato, o forse era un animazione tridimensionale a passo uno, come la plastilina, non ricordo. Della sigla ricordo una sola frase, e anche male: "Degli elefanti è il reeee!" oppure "Eeee l'elefante è il reeeee!"

Aiutatemi, vi prego... che cartone era? Come si chiamava, un indizio, un lampo, qualcosa. Non fatemi morire senza sapere come cazzo si chiamava quel cartone.

PS: non cercate su Google, è inutile, non si trova niente.
PPS: non è Babar, zero, il primo che mi dice Babar gli taglio una mano e la vendo su ebay.

giovedì 3 settembre 2009

Crash test dummies



I cinesi annunciano la produzione del primo vaccino anti-suina.

Ottimo. Certo che se il vaccino cinese funziona bene come le auto cinesi, preferisco rischiare la malattia.

sabato 20 giugno 2009

Gastrite made in Japan


Sarà la nostalgia di casa, sarà che ho cambiato 5 hotel in 12 giorni (e ne ho avanti a me ancora altri 2), sarà che ho preso 3 aerei in un giorno, sarà che sono stato in due paesi di cui non capisco lingua e costumi e in cui l'inglese è largamente sconosciuto ma mi sto un pochino stressando.
Specie dieci minuti fa, quando non riuscivo a uscire dal bagno dell'hotel. Panico, "oddio adesso rimango bloccato qua, nessuno mi ritrova, morirò qua dentro". Per poi scoprire che stavo tentando di uscire tenendo premuto il bottone del chiuso a chiave.
Che gastrite che m'è venuta.

martedì 16 giugno 2009

Attenti al cappello


Ok, ho appena fatta la mia presentazione, ora sono più tranquillo. Devo dire che in passato, per una cosa del genere, sarei stato male per almeno una settimana prima; stavolta mi sono agitato solo un'ora prima. Pare che sia andata bene, perfino il boss della collaborazione allargata mi ha fatto una domanda, quale onore. So che un altro mi sta cercando per chiedermi, riguardo al mio talk, "and so what?", così lo sto evitando con cura. Indossa sempre un cappello giallo, evitarlo dovrebbe essere semplice.

Ieri sera mega-ricevimento di benvenuto all'ANA Hotel. Sì avete visto bene: un albergone da quattromila stelle coi receptionist in livrea, il bellboy vestito come nel film di Jerry Lewis, 3 o 4 sale da pranzo tra cui quella dove eravamo noi, 14esimo piano con vista sulla città da una parte e sul Castello di Matsuyama dall'altra.

Comunque c'è da dire una cosa: anche l'albergo dove eravamo a Tokyo, il Granbell Hotel, era davvero un GranBell'Hotel.

venerdì 12 giugno 2009

Impressioni di viaggio - parte I


In ordine sparso:

  • viaggiare in aereo è un controsenso, una assurdità. Per andare da Marsiglia a Francoforte mi sono alzato alle 6, ho preso autobus alle 7, metro alle 7.15, navetta alle 7.45, sono arrivato in aeroporto alle 8.30, tra check in e controllo bagagli sono arrivato al gate alle 9.15, ho preso l'aereo alle 10, che è partito alle 10.30, e sono arrivato a Francoforte alle 12.30. Totale: 6 ore e mezza. Col treno facevo prima. E non mi cacavo sotto dalla paura.
  • A proposito di paura, sono stato un signore. Autocontrollo a catena: non come la povera signora francese a fianco a me che a ogni sbalzo dell'aereo si portava la mano sulla fronte. Io bestemmiavo, ma tanto in italiano non mi capiva nessuno.
  • A proposito di sbalzi dell'aereo: la partenza è una cacata, piece of cake, sembra la partenza dell'ottovolante. Poco prima dell'arrivo, invece, turbolenza che ha scosso l'aereo come un tappeto persiano: le luci si sono spente, le ali fuori dal finestrino vibravano come a cercare di avvertirci disperatamente che non è fisico volare, che Bernoulli era un imbianchino e i fratelli Wright due onanisti sfigati.
  • A proposito di sfigati: i francesi siano stramaledetti. Credete sia possibile che in un aeroporto nessuno, NESSUNO parli inglese? Neanche quello che ti deve dire che ti sta per palpare le palle per vedere se porti una pistola? Neanche quella che ti deve dire di cacciare fuori il pc sennò i raggi X lo friggono? No? Venite in Francia.
  • A proposito di aeroporto: sapete che non ho mica capito come funziona? Sono qui seduto in un salottino di un gate a caso dell'aeroporto di Francoforte, e tante domande mi frullano per la testa: una volta che uno è arrivato al gate, dopo aver esibito decine di documenti diversi a decine di persone diverse, ne può uscire? E se sì, fanno come in discoteca col timbro sulla mano? E perché per arrivare al complesso del mio gate devo passare attraverso un controllo passaporto? E se io il passaporto non ce l'ho? Se dovessi andare, che so, a Madrid o a Napoli?
  • A proposito di Napoli: Marsiglia mi ha dato la stessa impressione. Ne parlavo anche con un simpatico violinista-informatico tunisino sulla navetta per l'aeroporto, e lui mi diceva che anche Tunisi è molto simile. Tutto il mondo è paese.
  • A proposito di navetta per l'aeroporto: alla stazione St.Charles ho chiesto informazioni ad una tedesca per trovare l'autostazione. Le ho chiesto se potevo fare il biglietto a bordo della navetta: "Sì certo" dice lei. Falso: l'autista mi ha guardato con sdegno e mi ha mandato in malo modo all'ufficio della compagnia. E il bastardo stava per ripartire prima che tornassi. Due stronzi al prezzo di uno.
  • A proposito di stronzi: la tipa del chioschetto all'interno del gate 27 di Marsiglia mi ha venduto una bottiglia da mezzo litro d'acqua a 3 euro.
  • A proposito di gate 27: l'imbarco era previsto al gate 24. Hanno cambiato all'ultimo momento senza neanche annunciarlo. Fortuna che erano vicini.
  • A proposito di vicinanza: ho ancora 7 ore prima di partire per un viaggio di altre 10.

martedì 9 giugno 2009

I marsigliesi


È giunta l'ora, siamo arrivati. Oggi pomeriggio, appena dopo pranzo, me ne parto in macchina con capi e colleghi per la conferenza di Marsiglia. Sette ore belle placide, con tanto suolo sotto i piedi, e la gravità che non insidia costantemente il nostro viaggio.
Voci di corridoio dicono che la mia presentazione avverrà in un imprecisato momento della giornata di giovedì, quindi ho tutto il tempo per consumarmi dall'ansia, cena sociale di mercoledì compresa.

Non so se riuscirò ad aggiornare il blog in questi prossimi giorni. In ogni caso pensatemi, vi prego.

domenica 7 giugno 2009

Di che pasta siamo fatti

Stamattina lo scarico della lavatrice ha deciso di lasciarci a piedi. A piedi a mollo, a dir la verità, perché sapete, tra le proprietà dell'acqua non c'è quella di scomparire. Se la lavatrice vuol scaricare, e il tubo è otturato, all'acqua non può fregare meno: trova la via - alternativa - più diretta.

Nel nostro caso la via più diretta era fuori dal lavandino e poi sul pavimento.

E in questa si sono viste le due contrapposizioni del mondo: io che urlavo a gran voce "chiamiamo l'idraulico", memore del mio passato fallimento, e Picciula (in foto) che non si è persa d'animo e ha iniziato a smontare tutto lo scarico, pezzo per pezzo, a pulirlo, e a rimontarlo perfino, in un perfetto gioco a incastro che neanche il Tetris.

Certo, è avanzato un pezzo, ma cosa vuoi. Intanto funziona che è una meraviglia.

La mia negatività si è dissolta come un pezzo di ghiaccio in Burundi, e per farmi perdonare ho cucinato io una volta tanto. La carbonara. Di cui non è avanzato nessun pezzo.

martedì 2 giugno 2009

It can happen to you

Lo sapevo. Lo sapevo.

Ho evitato gli aerei per tutta la mia vita per un motivo ben preciso. Questo:
Disperso aereo in volo da Rio a Parigi

Fra una settimana ho il primo volo della mia vita.

A fanculo anche il teorema di Bernoulli, va'.

venerdì 8 maggio 2009

Non sono io a esser razzista, sono loro a esser toscani!


Parlando di nazioni fastidiose mi è venuto in mente il discorso che facemmo con la Picciula a Torino, in fila per chissà quale museo:

Spinoza: ommioddio, francesi davanti a noi e toscani dietro, non riesco a pensare a chi sia peggio!
Picciula: i toscani, senza dubbio. I francesi irritano solo per come parlano, ma puoi tranquillamente non seguirli, specie se non conosci la lingua; i toscani invece irritano per come parlano e per cosa dicono, ed è impossibile ignorarli!

Quanta saggezza in quella donna. Quanta saggezza.

Recentemente alla mia lista di lingue fastidiose s'è aggiunta lo spagnolo: così come nello stereotipo i toscani sono comici già solo per come parlano, gli spagnoli invece sono visti come calienti per via della lingua.
Sarà. A me lo spagnolo sembra solo un italiano parlato male.

lunedì 27 aprile 2009

L'apoteosi dell'apice della disgrazia


Oggi mi sono reso conto di essere un fifone. L'aereo, la febbre suina, mi hanno fatto partorire un pensiero allucinante:

E se andando in aereo in Giappone il pilota muore di suina fulminante?

domenica 26 aprile 2009

12 pigs


Avrò visto troppe volte L'esercito delle 12 scimmie, 28 giorni dopo, L'ultimo uomo della Terra e letto troppe volte Io sono leggenda e L'ombra dello scorpione, ma sta cosa mi sta facendo davvero paura.

martedì 21 aprile 2009

Mamma stavo per perdere il biglietto aereo


Come forse avrò detto in passato, non ho mai preso un aereo in vita mia. Non ne ho mai avuto bisogno.

Per questo motivo, ho solo una vaga idea di cosa succeda negli aeroporti: ho sempre confuso il check in con i controlli di sicurezza, non ho idea della differenza tra biglietto e carta d'imbarco, ecc.
Così, nel mio cuore la questione "biglietto aereo per il Giappone" era sistemata. Avevo ricevuto via email il piano di volo e la ricevuta di pagamento, e non ci pensavo più.

Oggi, non so neanche io il perché, vado nella cartella antispam del mio provider di posta.

(ora immaginatevi il jingle della Luna Nera in quel vetusto programma di Carlo Conti e la Zingara)

La Mail Perduta!
Con tanto di e-ticket allegati.

martedì 31 marzo 2009

Giornata ansia


Pianifico viaggio in Giappone (Bologna-Marsiglia-Francoforte-Tokyo-Matsuyama)...

Aspetto notizie su una riduzione dati che non posso continuare perché gli identificativi delle galassie sono tutti sballati...

Aspetto notizie su una maschera da creare, sperando di non trovare problemi perché è da finire per domani (e Micol che mi aiuta in questi casi è a casa)...

Soffro con i dottorandi dell'ultim'anno perché oggi difendono le loro Tesi...

Oggi è decisamente una giornata ansia.

mercoledì 24 dicembre 2008

Ka crash


Ok, una volta tanto un post serio.

Ho avuto un incidente con la macchina. In autostrada, evitando una macchina che era ferma per una coda sono andato sull'altra corsia, addosso ad un'altra macchina in coda.

Io non mi sono fatto - quasi - niente, ho solo un po' di dolore al petto dovuto alla cintura e all'airbag. Di quelli di fronte a me, l'autista non si è fatto niente, la passeggera l'han portata via con l'ambulanza, per il colpo di frusta.

Non ho avuto paura. La frenata mi è sembrata lunga 5 minuti, piuttosto che pochi secondi, specie quando mi sono accorto che sterzando a destra per evitare la seconda macchina non succedeva assolutamente niente. In quegli istanti sapevo perfettamente cosa fare, avrei dovuto alzare il piede dal freno e sterzare per cambiare corsia. Lo sapevo perfettamente.

Ma non ci sono riuscito. Il piede non voleva obbedire al mio cervello cosciente. C'era quell'altro cervello, quello più interno, quello preposto all'autoconservazione, che mi urlava: "Non ti azzardare a togliere quel cazzo di piede dal freno". Purtroppo ho dato retto all'amigdala e non alla neocorteccia.

Quattro sono i miei pensieri ora: mi spiace molto per la signora, spero che non si sia fatta molto male. Poi, mi dispiace per la macchina, era un regalo di mio padre, non valeva monetariamente molto però, da quando l'avevamo, la nostra vita era cambiata in meglio. Ancora, mi dispiace per i miei, e per i miei cari, che si sono preoccupati. Mi sento davvero come uno stupido bambino di due anni, incapace di tener le cose da conto.

Ma più di tutti, e non riesco a togliermelo dalla mente, ho il terrore di pensare cosa sarebbe successo se anche Picciula fosse stata con me. Per fortuna non c'era, era a casa. È l'unica cosa positiva di tutta questa faccenda.